dopo le acque, la privatizzazione del mare

cosa sta capitando sopra le nostre teste.
dopo la privatizzazione delle acque, ci riporvano con la privatizzazione del mare.
dunque la commissaria Damanaki, a capo della commissione che si occupa degli affari marittimi nella UE, parte da un assunto giusto: l’industria del pescato pesca più di qullo che serve.
pesca male, senza logica, senza criterio.
in termini fighi si dice overfishing in termini pratici si dice devastazione o se preferite ditruzione di risorse.
ma il problema sta nella soluzione che viene proposta a cui nessuno sta ponendo attenzione. forse solo qualche associazione ecologista blasonata.
per riassumere, la parte centrale del provvedimento prevede che dal 2014 ci sia un sistema di quote di cattura concesse alle imbarcazioni superiori ai 12 metri, le concessioni verranno ripartite dalle capitali in “modo trasparente”, tanto per non essere tacciati di brogli e far credere che tutto avvenga in modo controllabile.
insomma una fetta percentuale della quota nazionale. una licenza quantitativa per i successivi 15 anni.
fin qui sembra solo un modo per programmare le possibilità di pesca, e questo già implica un sistema che prevede un mercato rigido.
se la domanda di pesce sale vuoi dire che non salga anche il prezzo dei prodotti visto che non si può pescare oltre una certa quantità?
e passi questo che sembra già un bel favore alle industrie alimentari.
il colpo di genio dell’euroburocrate e dei suoi compari sta nel fatto che queste licenze potranno essere cedibili!
gli operatori avranno la possibilità di scambiarle a livello nazionale.
insomma un mercato delle quote che assomiglierà un po’ alle licenze dei tassisiti e un po’ ai contratti di sfruttamento delle miniere.
secondo gli intenti dichiarati la compravendita delle concessioni aiuterà a creare reddito a lungo termine, maggiore flessibilità riducendo contemporaneamente l’eccesso di capacità.
già così ci sono delle incongruenze ma il vero obiettivo arriva dalle parole del commissario.
sentite le affermazioni della Danamaki:”gli operatori avranno un incentivo ad accrescere le proprie concessioni mentre quelli meno motivati potrebbero perfino decidere di abbandonare il settore”.
per dirla in termini marinari: pesce grande mangia quello piccolo.
quindi quale sarà lo scenario futuro?
semplice. i “demotivati” o quelli vicino alla pensione, o quelli che vogliono cambiare mestiere pensando di fare altro o incassare un po’ di quattrini, venderanno le proprie quote. indovinate a chi? beh! a chi ha più soldi di loro. e così via fino a far condensare le quote in poche mani.
facile pensare che queste mani possano essere solo quelle delle grosse flotte a loro volta proprietà o collegate a industrie del commercio e della lavorazione del pesce.
se inizio a pensare che una flotta può essere una società per azioni e che le quote di una società di capitali possono finire in mano a chiunque , basta pensare l’esatto esempio di quello che è successo per le acque minerali e per le municipalizzate finite nelle mani di grandi gruppi multinazionali, capirete perchè questo testo inizia con l’affermazione che stanno privatizzando il mare.sopra le nostre teste. forse è meglio svegliarsi, subito. prima che qualche governo ci dica che “dobbiamo recepire le direttive europee”.queste direttive sono nella direzione sbagliata. camuffate dietro bellissimi principi che sono solo il paravento dietro al quale fare prosperare gli interessi di pochi.
ma penso che per il mare valga un po’ di attenzione di tutti noi. per l’interesse di tutti contro l’interesse di pochi.

di suguito qualche link trovato sull’argomento per chi vuole approfondire il tema:
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