rumore

stanchi dei post vacui? appesantiti dalla marea di informazioni accessibili? affranti dalla impossibilità di filtrare delle notizie  e dei ragionamenti che abbiano un senso ? bufale, paccate di castronate a iosa. rimbalzi di notizie prive di fondamento. notizie false, notizie prive di controllo e notizie divulgate in parte o in maniera volutamente artefatta.

beh , chi pensava che l’accesso a la disponibilità di strumenti di informazione potentissimi come il web fosse un bene, come me , in parte deve ricredersi. o almeno ripensare qualcosa.

abbiamo a disposizione una quantità di informazioni assolutamente spaventosa. nonostante i sistemi di filtro, i motori di ricerca, le possibilità di scandagliare e selezionare , ne veniamo soffocati. degli spunti estremamente interessanti li trovate qui nel blog di Luca De Biase, nel cui blog ho altri ottimi scritti.

a questo si aggiunge il mare di molecole di twit e post che hanno invaso i social network e quindi la rete. bello il post su uno di questi aspetti scritto qui ne “ilnichilista”.

ma abbiamo veramente tante cose da dirci? probabilmente no. c’è solo voglia di emergere. da cosa poi? forse da sè stessi, per daere un senso ad esistenze che non ne hanno, perchè vacue.

strumenti favolosi come la telefonia cellulare, la tecnologia degli sms prima e twitter o lo stesso facebook dopo , hanno innescato fenomeni al limite del patologico.

esaltando solo alcuni aspetti. che spesso fanno solo rumore. passato il quale non rimane nulla.

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6 thoughts on “rumore

  1. Ciao,

    circa 1200 anni fa Lianggjie di Dongshan, in Cina, era convinto che gli uomini del suo tempo fossero oppressi dal troppo sapere futile e uno dei principali responsabili era il “linguaggio ingannevole” ovvero padroneggiare cose di poco conto e perdere di vista l’essenziale.

    Fino a pochi decenni fa si asseriva che l’espansione della conoscenza avrebbe portato un graduale ma inevitabile miglioramento della qualità della vita. Si pensava lo stesso ai tempi di Dongshan quando improvvisamente si riversarono in Cina una quantità per quei tempi enorme di testi e insegnanti provenienti dall’India e dall’Asia Centrale. Rispetto ad oggi era una quantità di sapere ridicolo, anche se molto profondo e interpretabile, ma la reazione di rifiuto diede addirittura i natali al buddismo zen, con un “no” deciso a quella massa di opportunità informativa.

    Solo per dire che non è cambiato niente, non cambia niente, tutto si ripete, solo in forma tecnologica diversa. Se uno legge i testi scritti migliaia di anni fa, con una buona traduzione, si accorge che viene riflesso lo stesso uomo di ogni, la stessa società di oggi, cone le sue miserie, il suo odio, le sue guerre, il suo conformismo.

    Non c’è niente di nuovo tranne l’illusione di percorrere sentieri mai percorsi prima. La buona notizia è che l’antitodo a questo pensiero velenoso, che ti fa sprecare la vita in cose vane è già pronto e sperimentato da secoli, la cattiva è che si preferisce l’illusione che sia tutto nuovo.

    Bello il tuo blog.

    Buona serata

    • la dispersione delle forze e dell’energia è l’attività più praticata. tanto ci agitiamo per andare verso un progresso che di fatto non lo è. certo nelle pieghe di questo atteggiamento c’è l’evoluzione dell’uomo che ricercando crea e migliora la sua condizione di vita nell’accezione evolutiva e progressista. ma forse non la sua felicità. grazie per il prezioso contributo.

  2. Ragazzi, aggiungiamo piuttosto che cattivi cervelli producono cattiva informazione. Non mi lamenterei se ci fossero “troppe” buone idee, anzi. Le aspettiamo sempre con ansia.
    Seconda fondamentale considerazione: l’infrastruttura che veicola l’informazione deve essere costruita in maniera tale da non privilegiare i soliti noti. Come si fa? (Net Neutrality, eDemocracy, Open Source, …)
    Urge chiarire molto bene questi aspetti di base, che competono più alla giurisprudenza che alla Tecnologia e garantiscono che il mondo non diventi un labirinto senza uscita.
    Una volta fatto questo, nessuno di noi si pone il problema di uscire di casa perchè il mondo è fatto di troppi colori o perchè miliardi di persone là fuori chiacchierano e si scambiano opinioni. Se siamo capaci di garantire le libertà individuali, possiamo uscire da casa tranquilli, scegliere cosa osservare e con chi parlare.
    L’ho fatta troppo semplice?

    • Direi non troppo “semplice”, ma l’hai fatta troppo “facile”. La realtà è così complessa che non esistono ricette, né modi giusti che valgano per sempre, si valuta di epoca in epoca, paese per paese, persona per persona. Così è molto “difficile” ma è l’unica cosa che funziona, e a costi contenuti.

      Il resto non “funziona” e con costi enormi.

      Ciao.

      • Ti chiedo scusa, Exodus, ma probabilmente io e te stiamo parlando di due cose diverse.
        Io mi limitavo a parlare solo di Rete che, fortunatamente, non è (ancora) la Realtà.
        In questa fase è fondamentale garantire a tutti Libertà di Espressione, di fruizione di servizi e contenuti, interoperabilità, ecc.
        Ribadisco: è un lavoro (non facile!) che attiene alla Giurisprudenza ancor prima che alla Tecnologia in senso stretto: una battaglia tutt’altro che scontata, ahimè!
        Chiarito questo, la “troppa informazione” è casomai un problema successivo… Considera poi che ciascuno di noi può sempre decidere di leggere solo ciò che reputa interessante e poi, magari, spegnere il PC e fare due passi a piedi.
        Per il resto, condivido in pieno la tua osservazione sulla complessità della Realtà.
        Una Buona Giornata!

      • In effetti si dice tanto che non è garantita a tutti la libertà di espressione, ma persino io, in qesto paese, posso dire la mia su politici, imprenditori, criminalità, addirittura nell’anonimato. Credo non sia mai successo prima, credo che questa sia l’epoca, informativa, più libera mai esistita.

        Abbiamo avuto un Premier di cui conoscevamo non solo le malefatte, ma addirittura il linguaggio, riportato nelle intercettazioni. Con “di più informazione” cambierebbe qualcosa? Io non credo. Non credo che sia lì il problema. e che se l’ex premier, magari con qualche anno in meno, si ripresentasse alle elezini, e sappiamo tutto di lui – è solo un esempio – vincerebbe ancora.

        Che poi “informazione” non voglia dire “potere” o “capacità di cambiare qualcosa”, meno male, altrimenti chi ha grossi gruppi non avrebbe ostacoli.

        Addirittura rivolte di piazza sono state coordinate dalla rete. Si può fare di più ma secondo me è inutile. Se non ci fosse stato l’incidente di Fukushima, e si sa tutto del nucleare, avremmo le centrali di nuovo in casa.

        Buona giornata.

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