la grande bugia sulle tasse

siamo tempestati , e sta prendendo radice nella testa delle persone, dal messaggio secondo il quale se tutti pagassero le tasse allora tutti ne pagheremmo meno. 

semplicemente questa affermazione non è vera. dire e far credere questo significa solo crearsi una giustificazione all’aumento sconsiderato delle tasse.

si inocula inoltre un argomento di astio tra persone che favorisce l’intorbidimento dei rapporti sociali tra i diversi gruppi di persone che , tutte , compongono la società. insomma un modo per mettere gli italiani uno contro l’altro in un clima di odio diffuso e pericolosissimo.

la campagna è iniziata non a caso con ampio anticipo, sapendo che prima o poi le tasse sarebbero state aumentate in modo considerevole, come puntualmente sta avvenendo.

ricordo che è lo stato che decide l’ammontare delle tasse. quindi si pagano meno tasse solo quando lo Stato decide di imporne in misura minore. se chiede meno al cittadino. se si limita ad erogare ed amministrare le funzioni fondamentali dello Stato libero e democratico e non altro.

solitamente si obbietta a questo che così si taglia la spesa pubblica, quindi i servizi ai cittadini, la sanità, la scuola, la ricerca. insomma il solito armamentario per spaventare il cittadino, che così accetta di pagare l’eresia impositiva a cui siamo arrivati.

no. quello che bisogna dire è che all’interno del funzionamento dello stato esisto sprechi colossali per decine di miliardi anno. ( ne vengono calcolati tra i 40 e i 60 ) sono quelli che vanno soppressi.

perchè sono quelle che arricchiscono un numero limitato di persone, sono terreno di corruzione e collegamento all’economia delle mafie. sono quelle le arre nelle quali si collega il terreno della politica che oggi conosciamo.

certo l’evasore è un ladro. certo è immorale quello che fa. certo fa una cosa scorretta.

ma uno Stato che spreca i soldi dei cittadini cosa è rispetto all’evasore? forse meno ladro, immorale e meno scorretto? no, è peggio.

poichè è allo Stato, nella rappresentazione della giustizia e dell’equità che esso deve rappresentare  che il cittadino guarda e si aspetta di vedere il comportamento corretto, giusto ,equo.

lo Stato ha una cifra di spesa che deve coprire: poniamo sia 100. questi signori ci raccontano la palla: siccome dobbiamo coprire 100 se pagano in 100 fa 1 se pagano in 50 fa 2 a testa. bello vero? peccatto che sia falso. ( o almeno, vero solo in parte) .

intanto per logica va considerato anche che volendo, potrebbe pagare tutto uno solo. ( caso nel quale gli altri sarebbero parecchio felici). poi bisogna dire che in effetti se per 100 pagano in 90 è meglio. ma il cumulo da pagare è sempre lo stesso. si pagano meno tasse solo se invece che 100 lo Stato funziona con 80, 70, 50…

quindi si pagano meno tasse solo se lo Stato ne chiede meno. non se le pagano tutti. altrimenti la fame del mostro non potrà che aumentare e si rivolgerà sempre sugli stessi soggetti.

guarda a caso quello che sta capitando in questi sciagurati tempi.

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8 thoughts on “la grande bugia sulle tasse

  1. Ciao,

    ho seguito la tua interessante analisi, ma non mi trovo molto d’accordo perché la spesa non è scorporata. Detto in altri termini, prendendo uno spunto Keynesiano, praticamente non esiste lo “spreco” se ogni dipendente statale “ruba” 1000 al mese. Quel denaro viene rimesso in circolo all’interno del sistema economico. Non è equo, ma il sistema si dimostra efficiente lo stesso e riesce a distribuire ricchezza. Il problema è che c’è gente che ruba 1.000.000 e che “sterilizza” quelle risorse, ad esempio portandole all’estero, o cmq togliendole ad utilizzi più utili, come gli investimenti per il futuro.

    Ho scritto una serie di post sull’economia in cui spiegavo le basi, l’A,B,C, poi ho avuto altri impegni (ho una laurea in economia, appunto).

    C’è troppo da dire purtroppo, ma è buona norma sapere che l’Italia ha da sempre un avanzo primario: in altri termini, ogni anno, da non so ormai quanti anni, LO STATO INCAMERA PIU’ DI QUANTO SPENDE.

    Il problema è che appena pagati gli interessi sul debito va subito in deficit.

    Quindi: lo Stato incassa più di quanto restituisce, la differenza gli serve per pagare gli interessi sul debito. Il gettito fiscale è talmente elevato rispetto alla spesa che quei soldi riescono abbondantemente a finanziare non solo la spesa corrente, ma anche gli sprechi e le tangenti connesse.

    Solo che fino all’avvento dell’euro era un debito interno, lo Stato si indebitava tramite emissione di titoli del debito e si faceva finanziare dalla Banca D’Italia che emetteva moneta, e dai privati cittadini che compravano i titoli di Stato.

    Adesso non è più così. Gli interessi si pagano ai mercati, che prestano gli euro che servono allo Stato: attenzione, lo Stato per funzionare ha bisogno che interessi privati gli prestino i soldi (euro) perchè fisicamente non può emetterli.

    Quindi gli interessi si riversano sui mercati, fuori dall’Italia. Con la lira, il debito rimaneva in Italia e arricchiva il paese (lo stato versava a cittadini e gruppi privati acquirenti dei suoi titoli) adesso gli interessi, uscendo dall’Italia, impoveriscono il Paese.

    Ogni anno ci vorranno manovre in quanto questi interessi che defluiscono sono un’emorraggia costante, la quale è inevitabile in quanto legata alla stessa esistenza dell’euro (e al fatto che è il mercato che ti permette di procurarti la liquidità che serve ad uno stato per funzionare).

    Non è una questione di sprechi. La politica economica non è una politica “domestica” anche se si fa di tutto per far credere nella sua semplicità, per imbrogliare e giustificare tagli di cui non ci sarebbe alcun bisogno. E’ un meccanismo monetario, una serratura che si chiude perché è stata costruita per quello.

    Se tutti pagassero le tasse, molte attività chiuderebbero. Chiudendo, il danno causato all’economia risulterebbe maggiore della stessa evasione, quindi occorrerebbe tassare ancor di più per sanare il danno sull’occupazione e il mantenimento di aree depresse allo sbando. I grandi patrimoni inoltre “eludono” legalmente il pagamento delle imposte. Ma, ripeto, anche se venissero pagate, il meccanismo di riversazione di denaro fuori dallo stato è tale che risulterebbe un rimedio solo temporaneo. come ho scritto in alcuni ultimi miei post, l’Italia è talmente ricca che basta il taglio del welfare a generare rpofitti immensi, e il passaggio delle risorse nazionali in mano private è lo scopo che grandi gruppi si sono prefissi sin dalla creazione dell’euro, moneta di tutti e di nessuno, in realtà Frankenstein bancario.

    Ciao.

    • Grande, Exodus. Mi hai tolto le parole di bocca.
      Aggiungo che tutti i discorsi sulle liberalizzazioni, il pareggio di bilancio, l’austerità, i sacrifici, costituiscono l’argomentazione in mano a una corrente di Economisti (che definirei obnubilati da una follia quasi religiosa) e che sono in realtà manovrati da gruppi di potere che si muovono nell’ombra arricchendosi a scapito di interi popoli.

      Non ci vuole molto a grattare la logica (solo superficiale) di certe argomentazioni sul virtuosismo del pareggio di bilancio e dell’abbattimento del welfare. Purtroppo a molta gente non piace la verità dei numeri o, se inizia a fare i calcoli, non arriva mai sino in fondo. E così, ci si ferma agli slogan. Però direi anche che i primi fantastici risultati della cura “montana” sono già sotto gli occhi di tutti, no?

      La cosa divertente è che noi non siamo esattamente come la Grecia. Se falliamo, ci trasciniamo dietro tutta l’Europa…

      Sempre rimanendo sul terreno economico, mi sento di dire che l’unica via di uscita per questo continente condannato a morte da governanti incapaci (ma manovrato da ingordi finanzieri), sarebbe quella di convenire su un paio di punti ineludibili:

      A) La BCE deve diventare prestatore di ultima istanza

      B) L’Occupazione e il Reddito crescono solo al crescere della Domanda Aggregata. Non si sfugge.
      Occorre un piano di sviluppo a livello continentale per Energia, Telecomunicazioni, Infrastrutture,..
      Dobbiamo, soprattutto, immaginare e costruire un Futuro! Un esempio su tutti: ridefinire la Mobilità senza il petrolio: e chiaro che non puoi fare una cosa del genere a livello nazionale, ma puoi farlo solo a livello continentale (per costi, investimenti, economie di scala,…)

      Se invece continuiamo a essere convinti che possa esistere una moneta senza una politica e ci ostiniamo a non andare oltre alle storielle sul pareggio di bilancio, le virtù della flessibilità, le favole sulle liberalizzazioni, ho idea che non andremo molto lontano…

    • ciao exodus,
      desidero intanto ringraziarti per il prezioso contributo. hai chiarito alcuni aspetti sui quali è necessario scrivere , come hai fatto, in modo strettamente tecnico. mi sono permesso di evidenziare alcuni passaggi che ritengo significativi nel tuo scritto, che condivido e che meritano approfondimenti per ogni singolo argomento toccato.

      vorrei solo replicare dicendo che so che la spesa non è scorporata e che se uno ruba dei soldi ma poi compra sul territorio “reimmette” quello che ha rubato. se incassi una fattura vendendo la famosa siringa a tre volte il prezzo, ma poi usi quei soldi per pagare chi ti ha favorito nell’asta e costruirti la villetta nel tuo paese lo so che reimmetti in circolo il denaro ma il punto che mi preme sottolineare sta proprio nel “prendere” quei soldi.

      quel valore non deve semplicemente esistere, non è più tollerabile e per la crisi imperante e per una questione “semplicemente” etica. e o ridiamo etica alla nostra esistenza o delle teorie economiche non ce ne faremo più nulla.
      sulla questione che intendevo sottolineare scrivo un post raccogliendo qualche link, con l’auspicio di un tuo intervento sempre gradito.

      • Ho sentito un direttore delle risorse umane, un “cacciatore di teste” raccontare alla radio che “potevamo scordarci” manager del livello di una volta, si sta andando verso l’appiattimento e la mediocrità.

        colpa delle scuole?

        No, diceva il Direttore, è che l’humus culturale in cui crescono i giovani è talmente carente dei valori che hanno costruito le nazioni, che gli stessi manager non hanno più quella solidità umana che dovrebbe permettere di gestire il loro potere con grande responsabilità e lungimiranza.

        Detto in altri termini, come hai già scritto: se alla base non c’è etica, onestà, in qualunque sistema si vive sarà profondamente inuguale, predatorio e alla lunga, fallimentare nel suo complesso.

        Ciao

  2. Ciao,

    Ciò che scrivi è molto condivisibile e molto controverso al tempo stesso: è vero, ovvio, che se c’è una moneta comune OCCORRE una politica comune e un governo comune, ma se si crea un governo comune Europeo si griderà all’imperialismo. Forse a ragione. Magari un Premier tedesco impone la sua volontà a Greci e portoghesi che non riescono più a difendersi neppure a livello politico, oltre che monetario. Eppure, se si vuole una moneta comune, il primato deve tornare alla politica, non lasciato alle banche.

    In Italia non riusciamo ad avere neppure uno Stato Nazionale, figurarsi un Governo Europeo.

    Occupazione e Reddito crescono al crescere della domanda aggregata… in un sistema chiuso. O in un sistema aperto con regole simili. Ma quando importi dalla Cina, l’aumento della domanda viene soddisfatto dall’import, senza ricorrere al lavoro italiano. Così lo Stato spende per rilanciare l’Economia e quando (e se) si è un po’ più ricchi, arricchiamo i Paperoni cinesi e italiani del trade e la aziende italiani chiudono o delocalizzano.

    Keynes non viveva in un mondo così globalizzato, anche se per me le sue conclusioni sulla necessità di aumentare la domanda aggregata (ricchezza degli italiani) sono sacrosante.

    La globalizzazione non lascia scampo, è una trappola senza ritorno.

    Il buffo è che l’industria italiana sta tenendo grazie allo stesso meccanismo, ciò che salva l’economia è l’Export italiano, dato che all’interno del Paese non c’è chi compra.

    La BCE, prima di divenire prestatore di ultima istanza, non deve essere un ente privato! Una quota della BCE è in mano alla banca d’Inghilterra, la quale non è neppure nell’area euro! Una banca che emette sterline può prendere decisioni sulla circolazione dell’euro! Siamo pazzi…

    E’ tutto molto complesso, possiamo individuare alcuni punti, tantissimi punti, ma è un lavoro lungo e lento, ma la velocità di “caduta” del sistema non ci mette in condizioni di avere tutto quel tempo.

    Posso solo dire questo: aborro questa situazione, ma aborro ancor di più coloro che su questa situazione si “fanno un nome”. c’è gente che propone soluzioni orecchiabili per acquisire prestigio o vendere libri, va bene, ma così è sciacallaggio morale, non esistono soluzioni semplici, è un lavoro lungo, lungo,lungo, ma si dovrebbe iniziare cmq con una maggiore onestà, quella funziona sempre.

    Ciao.

    • centrato il punto: la velocità di caduta della crisi è più rapida della possibilità di applicazione di un corretto, e lungo, lavoro di aggiustamento.
      ricordo quando nel 2008 qualcuno ha vaticinato l’uscita dalla crisi entro il 2010…irei il preside ci ha informati che fino al 2013 non c’è scampo.

    • Son d’accordo, Exodus.
      Il problema è che l’attuale architettura europea (mal concepita e incompiuta) non lascia scampo all’impasse attuale. Il cuore del problema è tutto qui. Provo a ipotizzare scenari:

      1) Possiamo immaginare di tornare indietro, ristabilire le vecchie monete nazionali, tornare a una sorta di Europa pre-Maasticht con Stati sovrani. Già, ma a quali costi e con quali reali conseguenze ? E’ realmente possibile?

      2) Rimaniamo ostaggi dell’attuale situazione, chiaramente insostenibile nel lungo periodo. Siamo quindi destinati a un crash ineluttabile che avrà le stesse conseguenze di una guerra continentale.

      3) Si prova a migliorare l’attuale sistema europeo cercando di dare un’anima (politica) all’attuale “accrocchio” di Stati mutilati.

      Come te, sono anch’io dell’idea che purtroppo rimarremo impaludati al punto 2) e andremo a schiantarci perchè incapaci di mettere da parte gli orgogli nazionali, le demagogie delle masse, la fede dei profeti del Libero Mercato (lasciato completamente a se stesso), la spietatezza delle mafie finanziarie.

      Però, come alla fine della seconda guerra mondiale, qualcuno dovrà pur prendere atto che non ci sono altre soluzioni immediatamente praticabili. E non senza un chiaro sforzo di cooperazione.
      Occorre ritrovare quel minimo di buon senso che ha reso possibile 50 anni di benessere diffuso. Occorre tornare a coordinare le nostre azioni per ristabilire quelle giuste norme che rendano possibili lo Sviluppo.

      Nel mondo globalizzato che tu tratteggi, solo la forza di un Continente può provare a “chiudere” il sistema. Certo, non isolandosi completamente, però stabilendo qualche regola in più sulle delocalizzazioni, gli investimenti, gli standard qualitativi delle merci che importi.

      Certo è dura, ma credo lo sia stata anche per chi, nel 1945, è uscito in ginocchio dalla guerra mondiale. L’alternativa è rassegnarsi allo scenario del punto 2) e prepararsi ad un nuovo medioevo. Una zappa, un orto, un piccolo pannello solare.

      • Non reggeremmo, non tutti, con un ritorno al medioevo, non siamo abituati e non ci si abitua più ad una certa età.

        Soluzioni? quale soluzione ha trovato l’Impero romano, Maya, o l’altro ieri, quello Sovietico? tornare indietro? Nessuno torna indietro. Mancava cultura, informazione, metodi, strategie? Perché quella situazione non si è salvata? Perché non è possibile. Come non credo si possa fare a meno dell’euro se non a seguito di un collasso, ma in questo caso i guai che abbiamo adesso sociali, economici, sanitari, saranno ricordati come un tempo felice.

        Cosa fare? Io non penso sia nelle nostre mani dirigere il futuro economico dell’Italia o dell’Europa. E’ perfettamente possibile essere (bene) informati e al tempo stesso impotenti. Ma sarebbe già tanto se ognuno compisse fino in fondo il proprio dovere, ovunque si trovi e in qualunque situazione. Non si salverà la situazione in questo modo, ma il nostro angolo di mondo potrebbe essere migliore.

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