esempi applicati

ho la fortuna di seguire personalmente con notizie di prima mano, alcune vicende di alcuni laboratori, chiamiamoli così, di “rappresentanza politica”.

in questo caso, partiti con una vicinanza grillina, si sono nettamente e ben distaccati e formulato una propria teoria.

sono l’esempio di come si può e si deve, in questo momento, “scendere in campo”.

non condivido alcune visioni, e alcuni basi concettuali tra cui la turnazione forzata delle cariche. non condivido per esempio l’implementazione a “città ciclabile” tramite corsie. mentre trovo forte l’idea dei quartieri a “30 all’ora”, dello spulcio delle regole già esistenti… ma sono solo dettagli, non importa.

quello che importa è che lo stiano facendo. che siano persone che fanno qualcosa con responsabilità avendo in mente il bene comune anzi, collettivo. sono si destra? di sinistra? spero che loro e altri come loro, abbattano definitivamente con il lavoro, e l’impegno operativo questa palla al piede concettuale.

certo, costa. costa sacrificio, tempo, rinunce, denaro, risorse. costa amicizie, affetti e molto altro. ma si deve.

quindi mi permetto di segnalare il link qui. sono http://www.listacivicaxsesto2012.it/

se poi l’argomento interessa dal sito si raggiungono tutte le informazioni e molto altro. si, proprio sesto san giovanni, alle porte di milano. passata dai Falk ai rapaci amministratori.

non è più tempo per leggere la storia. ora è il tempo per scriverla.

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6 thoughts on “esempi applicati

  1. Eh ma siamo in un periodo in cui i Governi non escono neanche più dalle urne.

    Cmq è impossibile che militanti di destra e sinistra vadano volontariamente a braccetto insieme se non per interesse personale. Lo stesso per le persone più motivate. I divari culturali sono troppo forti. Affonderanno tutti piuttosto che favorire l’altro. Ho troppe esperienze in merito.

  2. @ Exodus
    Ma sai, a livello locale, le “ideologie” passano un po’ in secondo piano. Ci si confronta su questioni molto pratiche: allargare una strada? Fare un marciapiede ? Riorganizzare la biblioteca?

    In tutto questo diventano fondamentali la trasparenza, l’informazione, l’osservazione e la partecipazione dei cittadini.
    Quanto più c’è disinteresse, deleghe in bianco, mancanza di partecipazione, e tanto più facilmente prosperano clientele, interessi personali, opacità nella gestione e negli appalti.

    La gente non può pretendere di cambiare lo schifo attuale stando seduta in poltrona, semplicemente pigiando il telecomando.

  3. Si, sono d’accordo, infatti dopo una dozzina di anni andrò a votare solo per buttare giù uno psicopatico eletto sindaco.

    Però poi i soldi arrivano “dall’alto” e anche se a livello amministrativo sei bravo, possono tagliarti facilmente le gambe. Insomma, le amministrazioni che non hanno “buoni agganci” non vanno lontano.

    A livello locale è tutto più semplice cmq, magari conosci anche le persone, io ho già deciso adesso e chissà fra quanti anni si vota, nel frattempo posso solo rigirarmi i pollici incuriosito dallo spreco e dalle tasse. Le denunce del malaffare qui vengono affisse in una bacheca, ma chissà se la gente le guarda, speriamo…

    Cmq, quelli che hanno da “guadagnarci” sono sempre più attivi, determinati, dinamici, organizzati dell’individuo medio, appunto perché hanno il loro lucro. E’ una partita in cui i politici di professione vincono per abbandono degli altri, esasusti.

    • implacabile. non sarei riuscito a sintetizzare meglio. si a livello strategico che tattico hai totalmente ragione. il professionista della politica vince sempre.
      il mio plauso all’iniziativa, resta per questa e per le altre anche se resta la speranza che tra i tanti laboratori ne emerga uno che sia capace di un governo migliore del futuro.

  4. Certo, non c’è miglior cosa che un sano scetticismo e una buona dose di disincanto.
    Ben vengano anche l’atteggiamento critico, individuazione dei punti deboli nei meccanismi di amministrazione, la consapevolezza dei limiti di un’idea o di un sistema.

    Ma attenzione, tutte queste cose devono diventare proposte “fattibili” per migliorare l’amministrazione della Cosa Pubblica. Altrimenti ci eclissiamo, rischiamo di ripiegare su noi stessi e divenire osservatori cinici di un mondo che giudicheremo sempre più distante.

    Poi e chiaro: lo sappiamo tutti che per fare una Democrazia matura è necessario qualche secolo e non te la cavi in due giorni.
    L’esperienza poi insegna che la perfezione non è di questo mondo. Però ci dice anche che le cose si possono migliorare. Ecco: con molto realismo, direi che potremmo provare a migliorare qualche cosa.

  5. # Dans,

    io non credo siano desiderabili “miglioramenti”, ma occorre “fare” ciò che ci sentiamo dentro. Farlo e basta. Senza pensare troppo. Ma perché “farlo” se tanto non ci saranno miglioramenti? Perché è qualcosa che si ha dentro, e se non esce fuori marcisce. Non ha importanza, non si deve “convincere”, non servono troppi discorsi. Serve una proposta poi un “sì” o un “no” individuali. Io non voto, ma quando ho deciso per il nuclerare ho impiegato in tutto mezz’ora per recarmi alle urne. Mezz’ora e basta, non ho guardato neppure i risultati, non mi interessava, avevo fatto ciò che sentivo.

    E le persone che hanno lottato per il referendum hanno fatto tutto praticamente “in perdita”, senza partiti (che poi si sono “aggregati”, ipocriti) senza soldi, senza speranza. Poi c’è stato l’incidente nucleare di Fukushima e si sono trovati pronti, perché avevano seminato prima. Ma i promotori, gente comune praticamente, hanno fatto ciò che “sentivano dentro”.

    Ecco, inutile forzare più di tanto le cose, arriva un momento in cui, anche spinti dalle emergenze della vita, si decide “sì”, “no”, e poi basta, però occorre “fare”, ove per fare intendo anche andare a fare la spesa al vicino che non può muoversi per malattia, “fare” significa “dare”, dare, dare, dare, sapendo che pochissimo verrà restituito, ma tanto quella cosa ti marcisce dentro se non la fai. Se fai qualcosa che non senti, cmq vada, non porterà appagamento né tranquillità.

    Non ci sono “democrazie mature”, la democrazia evolve non verso la partecipazione ma verso la dominazione attraverso tecniche occulte e sofisticate, attraverso meccanismi di indirizzamento, come le pecore in un recinto, al pascolo, possono muoversi ma solo nella direzione indicata dal padrone e dal cane, convinte di essere “un po’” costrette, invece ogni fase della loro vita è pianificata.

    Ciao.

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