io adoro questi spaccamarroni.

sentiti complimenti. doppi visto che sono “indagini” su chi si mette sullo scranno del giudice imparziale giusto e imperturbabile ( sob!). aspettiamo con “asma” il seguito…

Il Pacco Quotidiano

Detestor, nickname di un commentatore che non conosco, ha approfondito le faccende della moderazione, censura e nickname strani che commentano a getto continuo, come una sorta di flooding consentito dai moderatori del Fatto Quotidiano aka il Tossicodipendente. Ha aperto un blog, scritto un lungo post sulla vicenda, stanato la società esterna che si occupa della moderazione e il loro admin (di cui ho amato moltissimo questo passaggio nel C.V.: “Aggiornamento e controllo del Forecast Department Budget“, che in italiano si traduce in “quanto cazzo spenderemo?” :D), quindi mi ha chiesto di ripubblicarlo qui. Mi fa piacere non essere il solo che passa un po’ di tempo a sbugiardare i paladini della libera informazione, ed ho scelto di mettere il link diretto al suo post, perchè trovo sia più corretto, oltre che duplicare i testi è l’ opposto di ciò che dovrebbe essere il Web.

La verità sul…

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10 thoughts on “

  1. grazie del commento perchè, sta succedendo spesso ultimamente, condivido buona parte del tuo scritto. le tue argomentazioni allargano non di poco l’orizzonte ristretto del tema trattato nel blog di “detestor”. non sopportano per loro motivi il giornale e fanno la loro questione con i metodi che preferiscono.

    quello che personalmente non sopporto del giornalismo di questo paese, è la finta imparzialità. come te ho smesso di comprare giornali e le informazioni me le vado a cercare nella beneamata rete. sappiamo che spesso viene miscelata la notizia con l’opinione e questo è la cosa peggiore che si possa fare.

    quello che mi interessava nella lettura del post che ho rebloggato sono altri due argomenti: viral marketing e influencer guardando alle connessioni che ci sono con il movimento 5 stelle. spesso leggiamo che il movimento 5 stelle e grillo sono “bravi” nell’uso della rete, e che la rete è base di democrazia e condivisione eccetera.
    l’argomento mi interessa proprio per evidenziare come anche l’uso di mezzi “democratici” e “partecipativi” siano manipolati.

    gli estensori del post sono hanno certamente il dente avvelenato con il suddetto giornale ( lo dicono chiaramente ) ma servono persone motivate per fare le pulci. e fare le pulci significa anche chiedere trasparenza. sopratutto a chi della trasparenza fa bandiera.

  2. Ma, la rete non è trasparente, il fatto è che ancora le tecniche di manipolazione ed “esclusività” (nel senso di escludere altri) proprie degli altri sistemi sociali e conviviali ancora non hanno trovato nella rete la loro piena applicazione, ma dagli tempo…

    Ho saputo di un software che ti permette di creare fino a cinque identità fittizie coerenti, un operatore preparato può quindi smantellare le informazioni contenute in un sito portando un attacco concentrico, ridicolizzando, de-partecipando, smantellando le argomentazioni presenti; e, al contrario, si possono creare identità sempre fittizie per diffondere contro-informazione. Ai tempi della guerra fredda era pane quotidiano, ma mi sembra che le strutture abituate ad operare con certi sistemi ancora non si trovino a loro agio in una struttura snella come la rete, ma dagli tempo…

    Per quanto riguarda la capacità di critica, mio cugino ha una scritta in camera che recita:

    “Credi a metà di quello che senti e a niente di quello che vedi. Non fidarti mai di nessuno”

    Credo basti questo.

  3. Senza ricorrere a tecniche sopraffine, basta il caro vecchio Troll …
    Il punto fondamentale è che la Rete nasce come strumento di condivisione e quindi il commento costituisce un valore aggiunto, peculiare di questo mezzo.
    Da che mondo è mondo (anzi, da che Rete è Rete) se un forum è pieno di gente che trolla oppure la sezione commenti è povera, ripetitiva, prezzolata, il lettore più accorto smette immediatamente di leggerla.

    La Rete è micidiale: nessuno perde tempo a leggere 700 commenti per capire che non li trova interessanti. Il lettore medio dedica al massimo qualche secondo: se è motivato procede, altrimenti clicca e se ne va.

    E poi, scusate: voi postereste un vostro commento in mezzo a un mare di gente che trolla ? Io non credo proprio… è quindi evidente che il sito in questione o chiude la sezione commenti oppure si condanna a un certo target di lettore. Come sempre l’editore fa le sue scelte e acquista (o non acquista) un certo grado di autorevolezza.

    Voi, che siete accorti lettori, fate naturalmente le vostre scelte.

  4. ponevo l’accento sul fatto che la sulla rete ci sono persone che credono a questo mezzo i modo assoluto. altre parimenti pur ammantandosi della toga di verità e saggezza usano mezzucoli veramente indegni, sopratutto rispetto alle dichiarazioni di facciata.

    trovo particolarmente adeguato il concetto di inutilità dei “commenti” a corollario degli articoli messi in rete. un mezzo accessorio tipico delle possibilità della rete, ma assolutamente idiota nel pratico e nei suoi effetti. se vuoi segare un concetto non ti infili certo nei commenti dell’articolo. smetti di leggere tizio caio o sempronio, sapendo che useresti male il tempo ( esite un commento perfetto di exodus a riguardo…).

    tutto sommato però è esattamente quello che accade nel “reale”: spacciatori di ideologie e false verità e boccaloni che ci credono. ma trovo comunque che “lo sgamo” per meglio dire la smascheratura dell’imbroglio, sia sempre una cosa giusta da fare. ecco perchè ho esordito con “io amo gli spaccamarroni”.

  5. @nottebuia
    Condivido, e aggiungo che quando anche le cose vanno bene (e tutti sono in buona fede) ci sono spesso problemi di “netiquette”, di sintesi, di leggibilità, ecc.

    Spesso ho però trovato alcuni commenti più interessanti degli stessi articoli, oppure fondamentali alcune precisazioni-integrazioni su dati numerici o su fonti riportate.
    Inoltre, per uno che scrive, può essere molto salutare avere un feedback da parte di chi lo legge.

    Come sempre, il problema non è mai nel mezzo, ma nell’uso che se ne fa.

  6. Ma come si fa a trovare un simile ago (commento pertinente, precisazione esatta) in un pagliaio con centinaia di commenti? Quanto tempo deve avere una persona per spulciare? Nello stesso tempo riesce a leggersi 4-5 pagine di libro, magari che tratta proprio di quell’argomento e in maniera maggiormente approfondita. Diverso è il caso di blog per pochi con 5-10 commenti, allora può essere una ricchezza. ma nel post originario si parla di centinaia di precisazioni.

    Credo che per un giornalista professionista i criteri del feed-back siano diversi dai commenti. Credo seriamente che alcuni blasonati scrivano solo per essere letti nelle rassegne stampa radiofoniche, per fare tendenza, opninione, se nessuno legge fa niente, basta che se ne parli. Poi, certo, c’entrano la tiratura del giornale, magari il numero di accessi in internet per la pubblicità.

    Credo inoltre che molti commenti di pseudo giornalisti rampanti siano esattamente “tarocchi”, io stesso ho potuto verificare di come lo stesso autore sciva come commento qualcosa che non ritiene utile scrivere come autore, creandosi un seguito che non ha, non per contestazione maper disinteresse. E sono altresì sicuro che, sempre alcuni rampanti pseudo autori, si scrivano commenti ostili e provocatori, per provocare una discussione che altrimenti non ci sarebbbe. Io stesso ho avuto modo di verificare che i post più seguiti sono quelli con contestazioni dai toni accesi: il pubblico si infiamma, a volte si indigna, fa il tifo, aspetta il seguito, scrive a sua volta commenti, si sente in dovere di difendere una o l’altra parte.

    Ricorda molto i casino, ove quando un tavolo “langue”, viene inviato un dipendente sotto mentite spoglie che “spezza” il gioco con puntate elevate e rischiose: per un meccanismo naturale di imitazione, anche gli altri giocatori iniziano a puntare, così il tavolo esce dall’apatia. Sono certo che alcuni scrivono loro stessi commenti per provocare tale rottura, per creare interesse.

    E’ tutto molto più opaco di quanto sembri, non solo a livello “industriale”, ma anche “amatoriale”.

    Ripeto lo slogan affisso in camera di mio cugino:

    “Credi a metà di quello che senti e a niente di quello che vedi. Non fidarti mai di nessuno”

    Per la leggibilità, etc… è chiaro che essendo un giornale, un articolo, un prodotto economico, una merce, come tutte le merci ha bisogno della maggiore semplicità, fruibilità possibile, in questo l’arte del giornalista coincide con l’arte del mercante, del sarto, dell’artista che deve servire un mecenate 8il pubblico).

    I migliori libri che io abbia mai letto hanno migliaia di anni e sono illeggibili oggi. Con una buona traduzione guadagnano tanto. L’Iliade o l’Odissea sono illeggibili, eppure sono capolavori assoluti. Il bravo mercante, scrittore, giornalista, prende la materia e crea un nuovo prodotto più “coomerciale”, aggiorna il materiale. Non c’è nulla di sbagliato in questo, basta essere consapevoli che trattasi di un mercato.

    Nottebuia: Io credevo che con “spaccamaroni” tu ti riferissi all’ex ministro dell’interno 🙂

  7. @Exodus
    Vengo dal mondo dell’informatica, dove questo problema si è posto sin dall’alba della Rete. Hai definito molto bene ciò che in gergo viene descritto con il termine “Trolling” (Trollare). Più gente c’è, più il rischio aumenta.

    I commenti sono (teoricamente) un valore aggiunto. Nella pratica, lo possono diventare solo se sono rispettate una serie di condizioni da parte di chi scrive e da parte di chi amministra un sito.

    Una grossa parte del software e delle infrastrutture che in questo momento io e te stiamo utilizzando per comunicare è stata sviluppata anche grazie a nottate di discussioni e interminabili forum (egoismi, troll, interessi commerciali,…altro che commenti su questo o quel politico). Poteva finire tutto in una bolla di sapone (come qualcuno ha sperato), e invece sono nati alcuni strumenti formidabili che ora utilizziamo (e che, come puoi constatare, funzionano).

    In piazza, abbiamo messo i cestini per l’immondizia. La convivenza è un fatto difficile ed è ovvio che c’è sempre quello che arriva e trova più comodo gettare una carta a terra. Più gente c’è, più il rischio aumenta.

    Che facciamo, aboliamo i cestini perchè “tanto è una battaglia persa” oppure perché ci sarà sempre quello che arriverà alle 4 del mattino per mollare divano + frigorifero accanto al bidoncino per le carte dei gelati? Oppure per riversare una tonnellata di rifiuti?

    Ci sono piazze invivibili e ci sono piazze dove ti fermi volentieri a parlare con gli amici.

    Se riusciamo a usare bene i commenti ( http://it.wikipedia.org/wiki/Netiquette ) realizziamo uno strumento di comunicazione enormemente più potente di quello dove 1 solo parla e tutti ascoltano.

    Ciascuno decida poi il target di pubblico a cui vuole rivolgersi. Ognuno fa le sue scelte: chi scrive, ma anche chi legge.

    • # Dans,

      il tuo è un discorso sensato, ma credo che il mondo dell’informatica e anche Linux che io uso sia nato da una serie di discussioni interminabili tra “nerds”, appassionati insomma. Non è più così. La rete adesso è aperta a tutti, anche a chi non ha nulla da dire in merito a qualcosa ma dato che è possibile inviare un commento tanto vale farlo, e zac. Non è sbagliato, anzi è un’evoluzione naturale in ogni sistema: si riempie tutto lo spazio disponibile. In natura poi ci si ferma per mancanza di risorse e torna un equilibrio. In rete non so. forse perde solo di significato e ad un certo punto, semplicemente, non ci si crede più.

      Alla tua domanda “che facciamo” mi piace rispondere con le parole di Jiddu Krishnamurti: “osserviamo, senza cercare di cambiare le cose, osserviamo e basta”. Anche perchè il sistema è così così complesso che le variazioni sono spesso accidentali e imprevedibili. Male che vada, cambiamo canale. Il problema è che a volte si segue un “canale” perché non si sa quale altro canale scegliere, si segue un sito perché non si trova nulla di meglio, per inerzia, si accende una TV per ascoltare qualcosa, qualunque cosa, anche le più improbabili perché le si preferisce al… niente. A volte credo che i commenti siano inseriti per evitare appunto quel “niente”, la “fine del discorso”.

  8. Grazie, Exodus ! E’ sempre un piacere leggerti. Il tuo contributo non è mai banale e spesso, come in questa occasione, diviene profonda occasione di riflessione.

    Il rischio della Rete accessibile a tutti è il rischio stesso della Libertà. La possibilità di fare, o di non fare. Dire o non dire. La possibilità stessa che tu voglia provare a prevaricare chiunque o anche non rispettare gli altri. L’eventualità che tu possa sbagliare.
    E’ la Libertà, e queste sono le nostre vite. Concordo con te: possiamo osservare tutto questo, ma certamente non pretendere di voler cambiare la stessa occasione offerta agli altri. Questo si, è davvero folle.

    E allora, in una simile prospettiva, mi sembra giusto che ci sia uno spazio bianco e che chiunque possa lasciare la sua traccia. “Giusta” o “sbagliata” che sia…

    E’ un rischio che vale sempre la pena correre.

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