così tanto per fare dell’ecologia. >>della diluizione,cap.1par.1…..

trovo condensato in modo grafico molta teoria del buon senso e del sano ecologismo. aggiungo che molti di noi, provate per credere con un sondaggio a livello familiare o del primo giro di amici, non hanno minimamente idea di quanto vada diluito il detersivo per i piatti per un uso corretto.

le stesse aziende, costrette per legge, rèlegano ad un microcarattere sulla confezione le indicazioni della diluizione del prodotto.  diversamente ad ogni evoluzione marketing ci raccontano che è uscito un nuovo prodotto più concentrato e che siamo dei furbi se compriamo quello, meno spazio, meno sforzo per portarlo a casa , uguale quantità di stoviglie lavate….

avete mai visto qualcuno capace di calibrare la giusta dose sulla spugna mentre lava le stoviglie???

risultato eccellente per l’industri che vende un terzo del prodotto alla stessa cifra precedente, fottendosene allegramente se ci vorrà una quantità paurosamente maggiore per risciacquare le stoviglie e finiranno in mare le relative sostanze moltiplicate per quantità.

purtroppo ho perso il link in cui ho trovato questo jpg e mi scuso in anticipo, appena lo trovo lo reinserisco.

come promesso: http://noielapermacultura.wordpress.com/2012/06/14/la-societa-delle-barzellette/

 

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10 thoughts on “così tanto per fare dell’ecologia. >>della diluizione,cap.1par.1…..

  1. Bellissimo.

    Occorre tener conto però che in molte mense, aerei, etc… molti vogliono la plastica e la plastica costa meno di un servizio igienico di qualità. Semmai il problema è in casa e nei picnic.

    Cmq consumare così il petrolio, la risorsa finita più importante di cui disponiamo, è da folli.

  2. infatti credo che il “sano” utilizzo della plastica sia assolutamente un oggettivo fattore di progresso. in casa , nel pic-nic con la famiglia eccetera credo che sia folle usare le posate di plastica ( o relativo stovigliame). così come credo che non sia intelligente ritornare ad usare le siringhe di vetro e far bollire gli aghi. come al solito il valore del progresso e l’intelligenza sta nell’uso equilibrato della risorsa.

  3. C’è cmq da dire che esistono alternative alla plastica ma non c’è convenienza economica nella produzione. Lo stesso sistema capitalistico, basato sul profitto, fa sì che non vengano ricercate alternative possibili ma meno profittevoli. Penso alla canapa, per cui occorrerebbe un discorso anche ideologico, ma anche a molto altro.

    Purtroppo l’alternativa in un sistema di mercato “moderno” viene ricercata solo quando è troppo tardi.

  4. ritorniamo spesso sull’argomento. il sistema capitalistico in sè non sarebbe così male se non fosse massacrato dall’evoluzione presa verso il profitto fine a sè stesso e non funzionale rispetto al complessivo impianto del sistema stesso.
    forse al correzione del sistema capitalistico era data dalla morale e dall’etica degli uomini che animavano il sistema.
    queste doti però si sono dissolte nel corso della seconda metà del secolo scorsocon un’accelerazione drammatica a partire direi dagli anni 80. portandoci ai risultati che abbiamo sotto gli occhi.

    così oggi, come acutamente osservi, abbiamo correttivi che non vengono inseriti per tempo ( l’imprenditore che si chiede dove sta andando e se quello che sta facendo darà continuità alla sua impresa, l’imprenditore che rinuncia sapientemente a parte del profitto epr ridistibuirlo….) ma “correttivi” che sono solo tardivi e per questo ampiamente inefficaci se non addirittura più dannosi.

    • Il capitalismo è un gioco, il giocatore non può pensare all’equilibrio della partita, deve pensare a vincere. Manca l’arbitro. E chi è l’arbitro del capitalismo? Chi porrà dei limiti ad esso? Un governo che verrà definito anticapitalista forse?

      Non c’è alcuna soluzione intrinseca nel sistema, tranne un “correttivo” che segnerà l’arbitro come avverso al “libero mercato”.

      Ogni tanto infatti vengono introdotti dei correttivi, poi il periodo passa e il capitalismo torna ad essere ciò che è nella sua natura: un giocatore che vuole solo segnare. Si può dargli torto?

      L’accellerazione degli anni ’80 è stata realizzata sull’onda reaganiana del riarmo e dell’anticomunismo, il giro di boa si è avuto nel 1989 con la caduta del muro di Berlino e il crollo dell’Unione sovietica: era chiaro che non c’era più alcuna alternativa al capitalismo.

      Adesso deve completare il suo ciclo, distruggere ciò che è stato creato, seminare una tale devastazione che nascerà una nuova alternativa globale, com’è stato il socialismo, ma tale alternativa non nascerà finché, purtroppo, la malattia non avrà mietuto le sue vittime e coloro che non vogliono morirne dovranno ribellarsi. Potrebbero volerci secoli, e anche condizioni socio-politiche-naturali propizie. Vi sono imperi durati mille anni, e poi sepolti.

      Personalmente, visto che la vita umana dura molto meno, consiglierei una buona dose di preghiera, è molto difficile che questa generazione veda un cambiamento, meglio occuparsi della vita eterna piuttosto che di un miglioramento che sembra impossibile: prima vengono i sacrifici, le generazioni successive ottengono i benefici. In fondo noi non abbiamo neppure iniziato a sacrificarci davvero, morire letteralmente per una causa, figurarsi se saremo noi a vederne i benefici. Prima di raccogliere si semina e si semina bene. Siamo nella fase delle erbacce. Molto meglio pensare alla vita eterna.

      Ciao

  5. Ce lo chiede l’Europa, ce lo chiedono i Mercati. Ce lo chiede l’Europa, ce lo chiedono i Mercati.
    Ce lo chiede l’Europa, ce lo chiedono i Mercati. Ce lo chiede l’Europa, ce lo chiedono i Mercati.
    Ce lo chiede l’Europa, ce lo chiedono i Mercati. Ce lo chiede l’Europa, ce lo chiedono i Mercati.
    Ce lo chiede l’Europa, ce lo chiedono i Mercati. Ce lo chiede l’Europa, ce lo chiedono i Mercati.
    Ce lo chiede l’Europa, ce lo chiedono i Mercati. Ce lo chiede l’Europa, ce lo chiedono i Mercati.

    Ecco, l’aberrazione attuale è proprio questa: anteporre il carro ai buoi e accettarlo anche come assurda giustificazione razionale.
    Settimana scorsa, del resto, sono scesi milioni di italiani in piazza. Pensavo stavano finalmente dicendo la loro contro lo strapotere delle banche e della finanza, oppure contro le modifiche costituzionali fatte all’insaputa di tutti.
    E invece no, c’era la partita di calcio…

    Ce lo chiede l’Europa, ce lo chiedono i Mercati. Lo facciamo per i giovani.

  6. in effetti noi siamo la generazione che non “muore” per nessun ideale. amministriamo malamente delle risorse e dei vantaggi nemmeno seminati da noi. il completamento del ciclo del capitalismo forse sarà molto più lungo dell’immaginabile. forse assisteremo al crollo repentino del “dei mercati” e all’improvviso dissolvimento della teoria capitalistica. considerando che i numeri dopo un po’ non bastano più e si dissolveranno nella loro espressione migliore dell’infinito.
    certo che non aver altro a cui pensare se non alla salvezza dell’anima è per me desolante, anche se forse la sola cosa da fare.
    rilancio con un aforisma di Richard Buckminster Fuller trovato da poco ( non sono così colto): >>”Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa , costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta.”<<

  7. Eih, sono io che opero sempre con quella citazione, è roba mia, sono io quello che ha studiato Buckminster Fuller, io che ho trattato le case geodesiche nel proprio blog, Buckminster fuller è mio, mio, mio!!!

    Il problema del suo ragionamento, nel tempo, è questo: ha introdotto soluzioni incredibili utilizzate nelle grandi opere e in ambito militare, ove non si badi a spese per strutture di QUALITA’. Però, nella diffusione comune della tecnologia, specialmente delle abitazioni, ha avuto il sopravvento la semplicità e l’economicità, la standardizzazione insomma, la possibilità di trovare tutto e subito e a basso costo, magari da IKEA.

    Di non dover rivoluzionare il mondo delle costruzioni, perdendo tutto il know how acquisito.

    Non basta inventare il meglio, se poi non viene diffuso, e questo non sempre è possibile.

    Il crollo dei mercati è un termine con poco significato, ciò che occorre vedere è chi si impoverisce dal crollo, magari col crollo i ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri. Io credo che, come è sempre successo, una parte della popolazione verrà semplicemente sacrificata, per permettere alla restante di sopravvivere, o di vivere nel paese di bengosi.

    Ciao

  8. Exodus: la parte di popolazione che vuole prosperare ha bisogno che l’altra parte lavori. Che l’altra parte soffra.
    Per secoli la grande massa è stata tenuta nell’ignoranza e le teste calde venivano inviate al fronte, tanto una guerra c’era sempre.
    Negli ultimi decenni, la grande massa è stata convinta a lasciare le proprie certezze e le conquiste sociali con la promessa che tutti possono farcela: se ti impegni e lavori duro, il sogno può divenire realtà. Ma sappiamo che per una persona che ce la fa, migliaia falliscono! Se non hai successo, è colpa tua, non ti sei impegnato a sufficienza. Questo è un po’ l’inganno, la scusa per tenere tanta gente ai margini della ricchezza.

    E poi c’è la produttività: oggi il livello di automazione potrebbe consentire a tutti di lavorare sino a 50 anni e poi godersi la vita. Possibile che la produttività di un lavoratore di oggi sia uguale a quella di 100 anni fa e tu debba continuare a lavorare sino a 70 anni?? Ma scherziamo?
    Se così non fosse, eliminiamo tutti i PC e torniamo alla carta+macchina da scrivere, almeno lavoriamo tutti…

    • In un sistema di welfare come il nostro una parte prospera se all’altra si tolgono i diritti. Basta questo. Una parte della popolazione senza diritti è già sacrificata, non occorre pensare ad altre cose complicate. Farà meno figli, avrà meno diritti assistenziali, pensionistici, retribuzioni più basse, etc… Stop. E’ fatta. Anche senza ulteriori piani l’obiettivo è raggiunto. Solo che gli effetti di tale scelta politica si esplicano nel medio periodo, quando, lentamente, il processo si compie e la ricchezza precedentemente accumulata viene spesa. E’ utto così evidente, sotto la luce del sole, ma troppe voci distraggono. E dire che noi siamo il “0% più ricco del mondo, figuriamoci gli altri.

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