non possiamo uscirne.vivi.

ricevo e volentieri pubblico, visto che la traccia della notizia non l’ho scoperta da solo, un interessante articolino a proposito di energie rinnovabili. sembra esserci qualche imprecisione qualche svarione, ma a me serve per riflettere.

bisogna precisare che anche i signori delle energie rinnovabili hanno bisogno delle sovvenzioni pubbliche, cosa che sembra essere l’unico modo per fare del business alla faccia della competizione e del mercato. insomma quando bisogna prendere i soldi e stabilire le tariffe si invoca i libero mercato. dove il privato è meglio, dove è sana competizione e stupidaggini simili.

quando bisogna tirare fuori i soldi e fare gli investimenti o incentivare le vendite, si chiede la defiscalizzazione, la rottamazione o altro.  ( vedi la schifosa favola della rottamazione delle auto di casa fiat e prima ancora peugeot). q questo vale per tutti i paese d’europa, e vorrei dire mondo. la tanto citata germania ha sovvenzionato in modo massiccio l’indirizzo delle rinnovabili.

questi due articolini sono scritti a favore delle energie rinnovalbili e ribadiscono quello che si conosce: la lobby del termoelettrico è forte e fa il suo gioco. il problema che come al solito lo fa  sulle nostre spalle e con i nostri soldi, sempre favorita e ossequiata dal politico di turno ( nel caso viene citato un PD , ma fa lo stesso)

la cosa fantastica è che se anche tutti noi ci installassimo , a nostre spese e senza aiuti statali , un impianto per evitare le energie “tradizionali”per convinzione o per convenienza, sono sicuro che vi sarebbe subito un imposizione di tassa sulla proprietà dell’impianto, se non addirittura una tassazione sull’energia prodotta. quando qualcun altro i soldi se li fa dare per il semplice motivo di esistere.

non ne usciremo mai. non saremo mai liberi, fintanto che non ci libereremo da questi parassiti planetari. e  a noi tocca Monti e Passera.

questo l’ante del 6 maggio  e questo il seguito del 27 luglio. tratti da un blog sempre abbastanta interessante

Annunci

17 thoughts on “non possiamo uscirne.vivi.

  1. Ciao,

    c’è una materia interessante che si chiama “Storia Economica”, analizza la storia d’Italia dal punto di vista dell’Economia;

    da essa traspare chiaramente che in Italia non esiste mercato, ovvero le grandi aziende non riescono a sopravvivere senza grandi commesse pubbliche o grandi aiuti pubblici, se vengono a mancare lo Stato deve salvarle. E’ sempre stato così, fin dalla fondazione dello Stato Unitario, il “mercato” non esiste, ma il bello è che “non può esistere”, per qualche motivo la grande impresa italiana non regge la competizione internazionale, o viene protetta dai dazi e agisce in regime di monopolio (come l’ex telecom) o fallisce. Le rare eccezioni, quelle che ce l’hanno daffero fatta da sole, vedi Olivetti, sono sparite da tempo.

    Forse è il mercato limitato, forse il pensare provinciale, non so, ma senza lo Stato che aiuta, protegge, finanzia, impedisce la concorrenza, le grandi imprese non reggono. Questo, naturalmente, vale sia per le aziende del gruppo del Cavaliere, che hanno sempre potuto contare su appoggi politici, sia per le aziende che nasceranno in futuro e che richiedono cospicui investimenti, se non “aiutate” ad un certo punto muoiono.

    Siamo un paese di santi, poeti, navigatori, venditori, ma non di grandi imprenditori.

    Ci sono grandi realtà, come la Ferrero, ma loro da tempo hanno preferito trasferirsi in Lussemburgo credo, e da lì gestire le attività. Hanno un grande fiuto.

  2. beh, esistono anche altri esempi, ma fatti i conti sono veramente la minoranza assoluta.
    il presidente di confindustria è uno che si è fatto da solo e tenuto fuori dalla porta la finanza strutturata. gli altri ricadono nella tua descrizione.

    ma attenzione appena ha detto due cosine fuori posto , gli altri associati con lucaluca-cordero di monteprezzemolo e capitani vari gli hanno morso la mano. c’è voluto l’intervento del grande ambasciatore scaroni a sedare la sommossa.
    per la qualità dle luca di monteprezzemolo vale a ricordo il giorno della sua uscita da fiat: il titolo fece un balzo del 10% circa. come se si fosse tolto un peso….

    il caso olivetti è addirittura da crisi da manicomio. presa in mano da un “imprenditore” come de benedetti ha impiegato veramente poco per “dissipare” , e io direi svendere. tutto il patrimonio costruito. dai brevetti a livello mondiale alla famosa e prestigiosa “scuola olivetti”. tutto. capaci soli d vendere le telescriventi alle poste quando era già consolidato il sistema di di trasmissione fax. oppure di collocare circa 5000 dipendenti che dovevano uscire da olivetti nelle poste o nelle pubbliche amministrazioni. insomma a corredo delle telescriventi.

    non voglio nemmeno parlare della telecom: imprenditori e manager che sono riusciti a dissipare intere ricchezze statali. insomma hanno fatto meglio del fratello del sultano del brunei, che se ricordi ando’ ad un passo dal fallimento. ma almeno quelli erano soldi suoi.

  3. E nel DNA dell’Italia, non c’è nulla da fare, non si sanno gestire le Grandi dimensioni senza l’aiuto pubblico. Ogni tanto nascono autentici geni, ma la maggior parte degli imprenditori è molto brava nel medio-piccolo ma affonda nel “grande”. forse è la struttura stessa del paese che non lo permette, in tutta onestà l’ho studiato ma non ho mai capito il perché.

  4. Se stiamo su questa falsariga, dobbiamo però anche dire che le lobby e le aziende di “alcuni” paesi hanno beneficiato dell’aiutino di bombe, guerre, e petroldollari. E aggiungiamo pure il grande orecchio echelon, la finanza, il super-complottone e batman…

    Ultimamente qualcuno vorrebbe anche pretendere di spiegarci le regole del mercato, della vita e della moralità.
    Ma, a guardar bene, il messaggio che se ne ricava è: Libera concorrenza si, ma a casa vostra. E’ chiaro il concetto? Quindi sai, si fa presto a dire che noi italiani siam sempre brutti e cattivi. Ma permettimi, abbiamo inventato la civiltà svariati secoli prima degli altri e questo qualcosa vorrà pur dire…Non c’è nulla di nuovo, sotto al sole… Beh, dai: eccetto i pannelli, rallegriamoci! Almeno questo…

    E’ positivo che in Italia ci siano già svariati Mega di potenza fotovoltaica installata. Qualcosa si sta muovendo e le spinte (come al solito) sono molteplici.
    E’ importante riprendere i discorsi sull’energia e non ricordarsene ogni 30 anni quando c’è il referendum sul nucleare. E’ fondamentale parlarne. Anzi, vitale: l’energia (ma anche le materie prime) dovrebbero essere l’argomento principale di qualsiasi discussione. Assurdo stare chiusì con l’aria condizionata a palla e scendere in piazza ogni 30 anni…

  5. vorrei osservare e aggiungere che “laiutino di stato” è cosa diffusa, radicata e ben accetta anche altre i confini italiani. solo che gli altri lo fanno e se ne fregano mentre noi la facciamo e se qualcuno ci sgrida siamo sempre pronti a pentirci invece che difendere, giusta o sbagliata, la nostra decisione. ma siamo fatti così.
    in effetti non sappiamo , e forse colpevolmente non si è voluto, gestire le grandi dimensioni. in italia funziona il piccolo solo perchè la pervasiva e perniciosa presenza politica non arriv ad intaccare la piccola aziendina. salvo taglieggiarla con la burocrazia, forse il nostro vero male , la nostra vera radice di problemi.

    in effetti la struttura del paese non favorisce lo sviluppo dimensionale delle imprese. infrastrutture inadeguate e burocrazia demenziale.

    lascio volutamente da parte il tema della pressione fiscale. un esempio che mi viene in mente era la logistica di benetton: capannone nuovo , coperture tecnologiche, uscita dei tir affacciata su una provinciale a due corsie…stessa dimensione di impresa, altro settore, francia. ( esperienza diretta ) il distretto era sorto nel corso degli anni in una valle stretta e con unica strada nel fondovalle, strapiena di tir. soluzione : consorzio di imprese capitanato dall’azienda principale, accordo con i comuni interessati e…taglio della montagna , raccordo con autostrada, rifacimento di tutti gli svincoli con bypass dei paesuncoli e piantumazione finale, cantieri chiusi in tre anni.

  6. @nottebuia: hai perfettamente ragione. Ci sono vizi che non sono solo italiani come ci sono (indubbiamente) colpe ed errori tipicamente imputabili solo a noi stessi. Questo è innegabile, e va detto con obiettività come tu hai fatto.

    A proposito di quello che stavi invece dicendo sulla gestione delle imprese di grandi dimensioni, io credo che noi italiani fossimo riusciti a dire la nostra nel corso del secondo dopoguerra. Pur se con mille difetti e altrettanti problemi, avevamo sviluppato un modello di gestione industriale assolutamente peculiare, fatto di quelle partecipazioni miste pubblico-privato che ci avevano complessivamente portato a superare la Gran Bretagna e, probabilmente, infastidire Francia e Germania.

    E’ un’idea cui pensavo da qualche tempo e che volevo approfondire con te. Più volte ho pensato di farlo, ma ci sarebbero da analizzare parecchie cose prima di poter trarre conclusioni affrettate.

    I ogni caso, abbozzo qui l’ipotesi che mi ronza in testa e che mi piacerebbe approfondire, per capire se può avere qualche fondamento.

    Dicevo del modello di sviluppo industriale italiano del dopoguerra (Agip, IRI,…), assolutamente peculiare e figlio della nostra storia.
    Non credo facessimo proprio schifo: la fine stessa di un personaggio come Enrico Mattei risulta tutt’oggi poco chiara. Però avvalora il fatto che quel sistema industriale italiano avesse raggiunto posizioni e livelli di interessi che non potevamo permetterci di disturbare. Ricordiamoci anche che avevamo perso una guerra…

    Giunti a cavallo tra gli anni settanta e ottanta, eravamo all’apice della nostra ascesa. Superati i britannici nella classifica dei Paesi maggiormente industrializzati, immagino che la nostra scalata nella hit parade iniziasse a non piacere affatto. E’ probabile che i francesi in primis abbiano visto nell’asse con i tedeschi e nello SME/Euro un modo per risolvere (anche) il contenimento dell’italia (oltre al secolare problema di convivenza con la Germania, s’intende).

    Risultato? Entrati in Europa noi abbiamo smantellato tutto l’acciaio, l’industria pesante, l’agricoltura.
    Oggi le nostre grandi imprese sono state smembrate quasi tutte (mancano Finmeccanica e qualche altro pezzo pregiato), la piccola media-impresa è attualmente falcidiata dagli interessi di quelli che impongono il rigore dell’euro a ogni-costo. Possono francesi, tedeschi e inglesi avere a cuore la sopravvivenza della nostra industria? Del resto, perchè dovrebbero? Il club euro non è certo nato per far concorrenza alla Cina (come ingenuamente pensa la sinistra italiana), perchè se questo fosse vero saremmo anche nelle condizioni di far concorrenza agli Stati Uniti… (capisc’ a mmè!!)

    PS: Sono consapevole che quanto detto sopra sul modello industriale italiano è tutto da approfondire e questo era un post sui pannelli solari…non vi accanite (troppo)!!

    I love you guys

    🙂

  7. In Sicilia sono nati interessanti progetti per lo sviluppo del fotovoltaico con impianti già operativi. Poi i magistrati hanno sequestrato tutto perché, ovviamente, essendo un bussines promettente e lucroso i capitali impiegati erano di provenienza illecita. E lì si ferma tutto.

  8. Chiedo scusa, ho scritto “fotovoltaico”, in realtà gli impianti sono “eolici”, c’è una situazione naturale ideale per lo sfruttamento dei venti, ma come ripeto è tutto fermo. D’altronde non c’è nessuna attività economica promettente che possa nascere in maniera “naturale” (senza essere cioè controllata a vista dai magistrati) in cui non siano implicati capitali di certa provenienza illecita: se un potere controlla il territorio, o controlla l’economia, e non permette a nessuno di venire a mangiare nel proprio piatto, oppure la criminalità non è vero che esiste.

  9. Quello che tu dici è verissimo, Exodus. Però quando i prezzi dei pannelli o altri generatori si abbasseranno, ci sarà davvero la corsa all’oro! Chi non avrà convenienza a ricavare energia ? Ci saranno probabilmente soluzioni di ogni genere: pannelli trasparenti che metteremo al posto dei vetri, nuovi materiali fotosensibili, o altro ancora. E’ tutto in rapida evoluzione.
    Pensa che tempo fa, insieme a Nottebuia, avevamo addirittura visto vernici fotovoltaiche. Per cui potresti teoricamente dipingerne uno strato ovunque ( http://energia.ecoseven.net/fotovoltaico/la-vernice-fotovoltaica-e-una-realta-arriva-il-solare-di-terza-generazione )

    Allo stato attuale, i prezzi sono ancora troppo alti e le rese energetiche da migliorare. Gli incentivi servono proprio a questo: creare un mercato che renda conveniente alle aziende investire nella realizzazione di nuove soluzioni. Qualcuno a cui vendere, insomma.

    Poi, certo, capisco il tuo discorso sulla miopia di alcuni siciliani. Hai perfettamente ragione e ci sarebbe solo da piangere. Ma considera anche che in Sicilia esistono realtà come la ST Microelectronics (Sede a Catania). Luci e ombre: siam fatti così.

    Purtroppo è poi vera anche un’altra cosa: molti dei finanziamenti stanno andando a finire nelle tasche dei produttori cinesi.
    Qui subentra il vizio (atavico) degli Europei di guardare ciascuno i propri interessi, senza riuscire a creare davvero spazi comuni, studi, investimenti e settori industriali comuni.
    In verità l’Europa non è mai decollata sul serio, e la colpa è un po’ di tutti: tanto a Nord quanto a Sud delle Alpi.
    Per esempio, non c’è una legislazione comune per pensioni, titoli di studio, sanità e via discorrendo. E’ questo ciò che dovevamo fare, prima di pensare alla moneta. All’inizio io ero un “fan” dell’Euro, perchè ho poche conoscenze economiche. O, perlomeno non tali da poter capire in anticipo le conseguenze di certe scelte. Ora, però, di fronte all’evidente disastro che stiamo vivendo, non si può non prendere atto che sono stati commessi errori gravissimi. Errori che oggi paghiamo noi, ma domani mattina i tedeschi (perchè i nostri debiti sono i loro crediti…)

    E’ vero il discorso sulla “furbizia” a corto raggio di alcuni siciliani. Ma anche alcuni europei hanno bisogno di giungere alle tragedie prima di capire di aver imboccato la strada sbagliata…

    PS: per tornare ai pannelli, la quota complessiva è ancora bassa, ma il tasso di crescita non sembra male (certo c’erano gli incentivi) http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/d/d6/Energia_percentuale_rinnovabile_ita.png

  10. Stm microelectronics è l’esempio classico di come occorre capitale e knock how estero per far funzionare una grande azienda, che rappresenta la prima voce dell’Export siciliano. Un manager visionario, formatosi alla Motorola negli USA ma catanese, che ritorna e porta ciò che ha imparato, ma con capitali esteri perché in Italia un progetto del genere si era visto solo nella seconda puntata della PIOVRA, la fiction insomma.

    Il personale è locale, ma tutto il resto, la capacità imprenditoriale con un respiro enorme, quello che manca, non è italiano. O meglio è italiano ma fa parte della “fuga dei cervelli”. alcuni poi ritornano. E’ il discorso che si faceva all’inizio dell’incapacità di vedere oltre un certo orizzonte, di coltivare grandi sogni, e realizzarli. L’Italia si ferma alle piccole e medie imprese, dove forse eccelle a livello mondiale, ma il salto non riesce a farlo, se lo realizza è grazie all’aiuto di Stato. Stm oggi ha sede a Ginevra.

    E cmq la STM sicuramente ha ricevuto aiuti, credo che il suo presidente abbia anche ricoperto importanti incarichi all’interno di confindustria. Cma personaggi così non nascono ogni giorno, e se nascono in Italia devono emigrare per farsi valere, l’Italia livella tutto con la mediocrità imperante in quasi tutti i settori del pubblico e del privato.

  11. Vero Exodus, personalmente non saprei darti una risposta sul problema che poni. Il discorso che tu fai sulle possibili “tare strutturali” della situazione italiana è davvero interessante e stimolante: voglio metterti una pulce nell’orecchio e alimentare il nostro scambio dicendoti che ST Micro era però nata dalla fusione di Thomson (francese) con SGS (azienda della vecchia IRI, per tornare al vecchio discorso che facevo al punto 6 !!)

    Certo, ok: questo non toglie alcuna validità a quanto dicevi sull’Italia in generale, che poi si riallaccia al merito, la concorrenza, eccetera. Cosa che è innegabile.

    Ma io ho comunque il sospetto che, sulle grandi imprese anche gli altri Stati tendano a comportarsi come noi. C’è, cioè, un apparato di interessi che agisce in background.
    Se parliamo di Silicon Valley, ricordiamoci che internet nasce da progetti e interessi statali (vecchia arpanet / guerra fredda). Per non trascurare i contributi di Nasa per tutto il comparto delle nuove tecnologie. E’ evidente che c’è una precisa strategia nazionale ben coordinata.
    Dove sono tutti i Server, gli Snodi e le autorità di Internet? Chi la controlla? Di certo non è anarchica: non è certo nelle mani del merito e del “Libero Mercato”…
    Ti ricordi quando, negli anni 80, il famigerato Silvio ha provato ad acquistare la Societè Generale Belga o a mettere lo zampino nel sistema televisivo francese? Come è finita? E perchè invece uno come Murdoch se ne va in giro per il mondo a comprare Tv e giornali senza problemi?
    Non sto poi a raccontarti delle commistioni di interesse tra politica americana (anche a livello di singoli senatori) e industria nazionale a stelle e strisce. E i giri di mazzette, amici e parenti che ci sono. E’ imbarazzante tanto quanto l’Italia.

    In Francia lo Stato gioca un ruolo anche maggiore. Per non parlare della Germania, dove il Sistema-Paese è efficientissimo.

    Quindi, sai, difficile dire se gli altri lascino effettivamente che tutto si muova secondo le pure regole del merito e del mercato.

    Ricordo anche la fine che ha fatto il povero Meucci (inventore del telefono), che aveva il difetto di avere un cognome meno consonantico di Bell.

    Per quanto riguarda la nostra situazione attuale, ripeto ciò che dicevo a Nottebuia tempo fa. E’ doveroso dirti che noi attualmente guidiamo la ricerca al Cern di Ginevra (stiamo dirigendo quasi tutti i progetti – per esempio, Fabiola Gianotti da sola coordina migliaia (!) di fisici di ogni nazionalità, idem per gente come Guido Tonelli, Rossi, Bertolucci, e l’elenco è lungo)
    Tanto per restare su esempi che fanno sempre scena: se vai a guardare le componenti modulari della Stazione Spaziale Internazionale, scoprirai che diversi moduli sono interamente prodotti in Italia (Alenia Spazio, Finmeccanica, eccetera) e che l’Agenzia Spaziale Italiana, attraverso aziende tutte nostrane, da sola continua a fornire contributi industriali molto rilevanti.

    Quando si tratta di trasformare tutto ciò in industria (quindi soldi e potere), ho il dubbio che lo spazio di noi italiani a un certo punto del percorso si faccia più stretto e limitato.

    I nostri cervelli e la nostra industria fanno gola. In tutto questo, la guida del famoso sistema-paese è fondamentale e noi politicamente siamo dei nani.
    Del resto, lo sai meglio di me: fino alla caduta del muro non abbiamo avuto grande libertà politica in parlamento (mai vista alternanza). E oggi? Mah, chi lo sa…La domanda è lecita e anche piuttosto pertinente, visto il commissariamento in atto.
    E il dubbio cresce anche quando ci raccontano che ce lo siamo meritato a causa del nostro malcostume. Si, c’è il malcostume, ma c’è anche dell’altro. Date a Cesare quel che è di Cesare, e poi le guerre non si perdono mai a caso.

    🙂

  12. Non era silvio, era De Benedetti che ha provato ad acquistare la Societé Generale.

    In Francia Silvio non ci poteva andare perché un imprenditore straniero non può avere tutto quel potere mediatico, così come un Presidente direttore Generale di una qualsiasi azienda anche estera deve per forza essere di nazionalità francese (inclusi Belgi, etc, purché abbiano la nazionalità francese). Questo è uno dei motivi per cui la Francia conta e l’Italia no.

    Non c’è dubbio che ci siano stati che hanno le p… e contano e altri che scodinzolano dietro, ma quello è ovvio, non tutti sono generali, e il nostro paese, sicuramente, come scriveva Montanelli, non è fatto per comandare (dall’epoca romana in poi almeno).

    Per il resto, come al solito, seguo il tuo ragionamento ma nella realtà che seguo io quelli che citi sono dettagli di qualcosa di molto più grande, complesso, non divulgato sui tradizionali organi di informazione (di cui fa parte internet come mezzo povero) e soprattutto imprevedibile. Non c’è un piano ma un’onda gigantesca su cui di volta in volta si sale, mantenendo però il controllo della rotta e del mare per andare nella direzione voluta. non c’è alcuna contrapposizione fra Italia e Francia o Germania, quella è la versione per i poveracci, il vero capitale, il vero potere, il vero comando è assolutamente trasversale e insensibile ai nazionalismi. La contrapposizione è creata ad arte, sono i giochi del circo: le squadre sono lì, ma chi comanda è in tribuna, e sono a capo di tutte le squadre.

    Quello che citi è lo show, lo spettacolo, gli attori, ma i registi, i gaudenti, i possidenti, non sono lo spettacolo.

  13. Indubbiamente, Exodus. Per come la vedo io, non c’è un piano preordinato.
    La Storia è fatta di una serie di spinte, forze e interessi contrastanti che agiscono in direzioni altrettanto diverse. Ciò che noi vediamo è la risultante di tutto. Logico poi che chi ha più forza condiziona maggiormente il sistema.

    C’è un altro aspetto essenziale: credo sia impossibile per chiunque leggere tutto nella maniera corretta. Occorrerebbe svegliarsi fra due secoli e sfogliare il libro di Storia dei nostri nipoti.

    Chi vive una certa epoca storica vede solo una serie di fatti (spesso frammentari, spesso anche raccontati o letti in maniera distorta). Noi possiamo solo tentare di ricostruire tutto e vedere se gli avvenimenti possono essere logicamente ricollocati tra loro.

    Io non so molto, Exodus, però penso sia difficile sapere anche per chi ha più potere di noi e ha accesso a più informazioni. Certo, qualcuno ha un quadro più ampio a disposizione e può quindi capire in anticipo alcune cose rispetto a quanto possiamo fare io e te con il materiale a nostra disposizione. in ogni caso, il quadro resta parziale anche se tu avessi la possibilità di parlare con Mario Draghi, tanto per dire.

    Questo è il motivo per cui trovo affascinante poter scambiare idee con te, Nottebuia o chiunque altro voglia farlo. C’è sempre un nuovo tassello da scoprire, anche piccolo, che può cambiare tutto il mosaico che pazientemente costruito fino a quel momento.

    C’è sempre da imparare e da scoprire, da chiunque. A patto di essere pronti a rimettere in discussione tutto e dover fare la fatica di ricostruire. Secondo me, comunque, ne vale sempre la pena.

    La Storia siamo noi. Raccontate pure, ragazzi.

    🙂

  14. La storia non siamo noi, noi siamo la NOSTRA storia (che magari trascuriamo) per occuparci di cose che neppure comprendiamo.

    Noi vogliamo comprendere il mondo senza averne i mezzi, ci interessiamo di cose lontane e magari non abbiamo mai assistito ad un consiglio comunale che è la cosa che è più vicina a noi, o non partecipaimo ad attività parrocchiali che sono in assoluto la cosa più vicina al territorio. La nostra storia ormai è fittizia, interposta, non ci accontentiamo del nostro luogo e vogliamo conoscere ed influire sulle grandi dinamiche. E questo è un fenomeno molto recente e, secondo Pasolini, disprezzabile. E’ stato avviato con la televisione che ci presenta grandi mondi su cui non abbiamo in realtà alcun potere e ci priva del nostro ambiente,del nostro territorio, su cui in realtà abbiamo molto potere.

    Non solo non ci sono modelli predefiniti, ma all’interno di questa situazione c’è anche la proiezione dell’interesse in zone insignificanti perché, semplicemente, non possiamo. e perdendo tempo a seguire notizie inutili dilapidiamo tutto ciò che davvero potremmo fare. Parliamo di Europa, di euro, di moneta, e magari il prete durante la messa chiede aiuto per il suo “centro di ascolto”. Ecco, quando uno vuole influire davvero, vuole fare qualcosa di significativo, agisce, e agisce in prossimità di ciò che può fare, perché anche la migliore informazione priva di possibilità di azione è inutile. E’ solo curiosità.

    Infatti ammiro molto i movimenti che nascono e si occupano del territorio. E’ ciò che manca. L’aveva capito anche la Lega, se solo non ci fossero dentro persone con gli stessi interesse degli altri. Ad un certo punto non frega niente dei grandi temi, ciò che realmente importo alle persone, ciò che rende tutti importanti, è l’azione sul proprio territorio. Finché ognuno non impara a conoscere molto bene il suo giardino, a lottare per il suo giardino e a lasciar perdere cose per cui evidentemente Dio non ha preparato, l’individuo rimane senza potere. E’ il motivo per cui il potere dell’individuo scema e quello delle organizzazioni cresce. Non sono le organizzazioni forti, non solo, è l’individuo che a forza di guardare lontano non riesce più a guardare vicino.

    Quanto alla conoscenza, ripeto, averla o non averla in mancanza di azione è lo stesso. Capire o non capire è lo stesso. Aver torto o ragione è lo stesso. Se non c’è azione è tutto uguale. Se c’è azione anche chi ha torto marcio vince, perché l’azione è quella che conta, non la verità o la falsità, perché il mondo nasce sull’azione. E, oggi, credo che l’azione più proficua se si è giovani, sia lasciare almeno l’80% del territorio di questo paese che ormai è in cancrena e, come fecero i miei genitori e nonni, andare in cerca di maggiori opportunità, è difficile, ma lo è sempre stato.

  15. Homo sum. Nihil humani mihi alienum puto.
    Vel me monere hoc vel percontari puta: rectumst, ego ut faciam; non est, te ut deterream.
    Mihi sic est usus; tibi ut opus factost face.

    Certo, secondo me potresti rischiare un po’ il misunderstanding ma si, capisco il senso complessivo di ciò che vuoi dire, e “in che senso” lo dici. Molto condivisibile.
    A margine: interessante anche il tuo spunto antropologico tra TV e mondi “lontani”. Ne hai qualche lettura di riferimento?

  16. Pasolini.

    E i testi di tutte le grandi religioni che invitano a concentrarsi su ciò che si ha davanti, a fare adesso senza pensare troppo, e a lasciar perdere l’illusione di ciò che è lontano.

  17. Mah. Spesso la religione è proprio stata Instrumentum Regni, il modo usato da qualcuno per governare e azzerare le vite di milioni di persone. Ma qui, però, mi fermo, perchè oltre andiamo su terreni personali che sono certamente sacri e inviolabili.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...