La Spesa Pubblica

Dal momento che continuiamo a sentire parlare di Spesa Pubblica, abbiamo provato a dare un’occhiata alla situazione (*fonte dati – eurostat).

Questa la Spesa Pubblica in percentuale sul PIL
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E questa invece la Spesa Pubblica al netto delle spese per interessi sul debito e per le pensioni
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Chiediamo subito venia per la scarsa precisione e visibilità dei grafici (per il futuro proveremo a fare sicuramente meglio). In ogni caso, volevamo solo avere un’idea generale sulla situazione.

Sembra di capire due cose: la nostra spesa pubblica è, tutto sommato, in linea con quella degli altri paesi europei. Inoltre, tolte le spese degli interessi sul debito e quelle sulle pensioni, pare anche che siamo tra coloro che spendono meno.

Al netto di tutto ciò, preveniamo l’eventuale (ovvia) osservazione, e vi diciamo da subito che siamo d’accordo anche noi sul fatto che i servizi per i cittadini debbano essere migliorati e resi più efficienti.
Ma attenzione: migliorati e NON tagliati. Perchè poi c’è invece chi soffia sul fuoco della spesa pubblica. Il perchè è subito chiaro: il cittadino che viene terrorizzato con l’allarmismo sulla spesa pubblica si sente poi sollevato quando arrivano dichiarazioni come questa, da parte del nostro nuovo ministro per l’economia.

Ma la domanda è:  siete davvero convinti che rispetto a tutte le altre nazioni noi abitiamo su Marte e abbiamo una spesa pubblica (al netto degli interessi) fuori controllo? E perchè mai dovremmo iniziare a risparmiare proprio tagliando i servizi ai cittadini quando si vede benissimo che la parte preponderante del problema è costituita dal debito pregresso e relativa spesa per interessi ?

Siamo proprio sicuri che questo genere di provvedimenti siano poi quelli giusti? Perché, a questo punto, è spontaneo chiedersi: chi fissa gli interessi ? E non sarà che l’enorme debito pregresso si è accumulato nel tempo (e continua ad accumularsi) proprio a causa della spesa per interessi ?

Riteniamo fondamentale porsi questi interrogativi per comprendere se le politiche in atto vadano nella direzione giusta o non rischino di amplificare i problemi che già abbiamo.

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Il Modello Germania

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Il fatto che la situazione economica nei Paesi PIGS non sia delle migliori, lo sappiamo già. Oggi, vediamo invece un po’ più da vicino qual è la situazione nella “virtuosa” Germania.

Scrive Die Welt: “In Germania, secondo uno studio, i due terzi dei disoccupati sono minacciati dalla povertà, con un rapporto addirittura significativamente superiore alla media dei paesi UE”.

La situazione non è rosea e, per chi fosse interessato, il preoccupante aumento della povertà è documentato da una disamina di recenti dati e grafici che vale la pena osservare (ndr: un grazie al sempre valido Voci dalla Germania, che ha tradotto l’articolo originale)

Che succede dunque in Germania? La politica perseguita è stata quella di operare una marcata segmentazione del lavoro, creando un’ampia fascia di lavoratori sotto-occupati, fatta di minijobs e salari da fame. Si tratta dell’effetto delle famose riforme strutturali attuate a partire dal governo Schroeder che, per esempio, tanto piacciono anche al nostro grillo.

In questo modo è stata cioè operata una forte compressione della domanda interna (perché se hai meno soldi, tendi a spendere di meno) e l’inflazione è stata tenuta sistematicamente bassa, in palese violazione alla cooperazione tra gli Stati europei: se viene fissato un tetto di inflazione per tutti, andrebbe punito sia chi sfora i limiti verso l’alto sia chi li sfora vero il basso.

Ma a che scopo, vi chiederete, la soglia di inflazione è stata ripetutamente oltrepassata verso il basso? Bé, se considerate che il cambio fisso imposto dell’euro consente ai tedeschi una svalutazione competitiva permanente del marco, allora diviene anche anche possibile attuare una politica economica beggar-thy-neighbour in piena regola, no? In altre parole, vi arricchite impoverendo in maniera sleale chi vi sta intorno.

A voler ben guardare, le decantate virtù economiche germaniche sono rese possibili grazie ai “peccati” dei PIGS. Non a caso, ora che i PIGS sono entrati in crisi e hanno dovuto raffreddare la loro domanda di prodotti dell’amata baviera, anche la virtuosa Germania comincia a manifestare preoccupanti segnali di difficoltà. Naturalmente, al povero elettore medio tedesco viene raccontato che la colpa di tutti i suoi problemi è degli italiani pigri e spendaccioni (italiani che invece sono tra i maggiori contributori netti al budget EU, come riportato dallo stesso Der Spiegel).

Vi meravigliate? Non dovreste, perché questa non è l’Europa della cooperazione auspicata dai suoi cittadini. E’, invece, l’Europa della competizione e dell’Euro: beffardamente, quella del Premio Nobel per la Pace.

25 Aprile. La Resistenza continua

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La Resistenza fu fatta da italiani di destra e di sinistra. E’ un valore che ci accomuna e, oggi come allora, è punto di riferimento che ci deve unire, mai dividere.

Oggi, resistere significa opporsi alla espropriazione in atto dei nostri valori costituzionali e dei nostri patrimoni economici (Risparmio privato, Imprese, Assets strategici, Welfare, Beni Pubblici…)

Chi ci attacca, lo fa su due fronti: imponendo condizioni economiche palesemente assurde e smantellando la nostra Costituzione (ma anche leggi e normative) in un senso sempre più lontano dagli interessi nazionali dei cittadini di questo Paese.

Le due “linee di aggressione” (economica e giuridica) vengono portate avanti in parallelo e in maniera complementare. La morsa economica  viene utilizzata ad arte (si pensi a dinamiche variaz. spread, emissioni LTRO, ecc.) per estorcere ricchezza o, di volta in volta, spingere ad attuare tutte quelle riforme che, guarda caso, non rispondono MAI ai NOSTRI interessi (cioé quelli generali del Popolo Italiano).

Finchè si tratta di piccoli paesi come Grecia o Cipro non si pongono nemmeno il problema di fingere. Quando si tratta di economie decisamente più importanti come Spagna e Italia (ma anche la Francia non sembra messa molto bene) allora usano atteggiamenti più tattici.

La nostra classe dirigente e politica (tutta: destra e sinistra, va sottolineato) ha lasciato fare per 25 anni, e non può sottrarsi a precise responsabilità. Oggi, la stessa identica rappresentanza, si accinge a formare l’ennesimo governo. Che dire?

Noi auguriamo loro ogni bene, perchè un loro successo sarebbe anche il nostro successo. Purtroppo, però, dobbiamo realisticamente constatare che sono le medesime persone che hanno governato dal 1992 in poi, e sono anche gli stessi che ripetono da due decenni di avere in tasca la soluzione ai nostri problemi (dopo averci condotto alla situazione attuale). Repetita iuvant?

Buon 25 Aprile.

(PS: per gli eserciti Ultra-Stellari che si chiamano fuori da Destra-Sinistra, vale sempre il discorso già fatto : attenzione a chi strizza l’occhio il vostro vertice o non-vertice intergalattico) 😉

Messaggio ai pentastellati

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Ragazzi, qui stiamo combattendo una guerra senza bombe. Lo si è detto più volte, ma dobbiamo capirlo sino in fondo se vogliamo sperare di sopravvivere.

Dobbiamo renderci conto che siamo ITALIANI, prima ancora che essere di Destra, di Sinistra o quello che volete voi.

Ci hanno svenduto il Paese, commissariandoci per due anni a personaggi che la Storia dovrà poi chiarire se realmente rispondevano al popolo italiano o a istituzioni fuori dai nostri confini nazionali (i più accorti di voi, si saranno probabilmente già dati delle risposte).

Su Destra, Sinistra e Centro non voglio dire più niente: stanno già implodendo da soli. Ai rivoluzionari Pentastellati, anche oggi voglio far notare questo, nella speranza (sempre più vana) che non finiremo svenduti diventando una fabbrica di cacciaviti e sub-forniture dell’industria tedesca.

E allora: a chi rispondano i vari mari e monti, lo possiamo immaginare. Ma dove e a chi strizza l’occhio il vertice pentastellato con certe dichiarazioni (qui, l’originale) ?

Aggiungo anche quella sul reddito di cittadinanza: una scusa per darvi una mancetta insufficiente anche a pagare le bollette, tenervi precari a vita, continuare a farvi cambiare un posto di lavoro ogni 6 mesi (senza mai sviluppare un ruolo e una professionalità vera) e potervi quindi pagare sempre con stipendi da fame. Un tempo, questa, era una Repubblica fondata sul Lavoro. Lavoro, e non reddito di sussistenza.

La Costituzione era un valore per destra e sinistra e i nostri padri costituenti (che l’hanno scritta col sangue), mai avrebbero permesso di farsi cambiare gli articoli da personaggi eterodiretti espropriandoci la SOVRANITA’ (e anche su questo, una chiacchierata con qualche giurista/costituzionalista farebbe sorgere non più di qualche dubbio sulla legittimità di quanto approvato con Mes o Fiscal Compact, e forse anche su chi dovrebbe essere garante della Costituzione. Peraltro, la stessa Germania non ha ancora approvato queste normative, ponendo parecchi dubbi di costituzionalità. Chiaramente, però, li hanno fatti ratificare a tutti gli altri)

le istituzioni e la macumba

ricordo un’occasione durante un inno nazionale legato ad una partita, sotto un maxischermo. oltre al pubblico convenuto era presente un gruppo significativo di esponenti della lega nord.

all’epoca la linea politica e la loro strategia di partito e di comunicazione prevedeva il disconoscimento dell’inno nazionale a favore dell’inno di mameli.  quindi nessuno del gruppo si alzò durante l’esecuzione.

un’immagine stridente rispetto a tutti gli altri , moltissimi, in piedi a urlare e gridare brandelli dell’inno, forse per la partita , forse per uno straccio di orgoglio nazionale mai educato.

marcavano la differenza fregandosene dell’esempio degli esponenti di partito visto che nel pubblico per ovvietà statistica vi erano sicuramente votanti della lega.

oggi la  seduta congiunta delle camere , alla fine del discorso del presidente Napolitano ,  pur avendo ricevuto e sicuramente non capito il cazziatone politico-morale  peggiore della storia del parlamento, tutti hanno sentito il giusto dovere di alzarsi in piedi e applaudire la fine del discorso del presidente bis.

tutti, tranne marcatamente i rappresentanti del m5s che , pur in piedi, non hanno ritenuto di dover applaudire un discorso istituzionale.

all’epoca la lega nord “faceva paura” al 20% e con i comuni a maggioranze bulgare, oggi la vediamo veleggiare nel suo modesto 5%, pre-casiniano diremmo.

c’è chi crede nelle statistiche , chi nella sorte, chi nelle istituzioni. certo alcune cose sono implacabili , e suscitano spunti di riflessione.

Questione di nodi, questione di pettini

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E’ noto che abbiamo un grave problema economico e siamo in una grave recessione.

Purtroppo, chiunque voglia provare a governare, dovrebbe anche sapere che i vincoli sul pareggio di bilancio, Mes e Fiscal Compact (che, ricordiamolo, sono stati votati unanimemente da PD-PDL-Monti l’estate scorsa), imporranno politiche di ulteriore rigore, stretta fiscale, tagli, tasse, deflazioni salariali.
In altre parole, per rispettare quei vincoli firmati con tanto entusiasmo, sarà necessario attuare ulteriori politiche RECESSIVE in un periodo di grave contrazione economica. Ragazzi, non so se ve ne rendete conto, ma è come se voi abbassaste la temperatura dei caloriferi in risposta a un calo delle temperature invernali, oppure alzaste il volume del vostro ipod quando il suono si fa più alto.
Un economista vi direbbe che attuate politiche pro-cicliche, il vostro tecnico delle caldaie vi direbbe invece che state chiudendo un feedback in retroazione positiva. In entrambi i casi, invece di stabilizzare il sistema, ne create uno esplosivo.

La cosa ancora più buffa è che queste politiche non sono una scelta ma, come si diceva all’inizio, sono obbligate!! Dal momento in cui abbiamo demandato la nostra politica fiscale e monetaria a organi sovranazionali, non abbiamo più alcun margine di manovra in senso opposto. Per tornare a metafore della vita reale, possiamo spingerci a dire che siamo su una barca con la vela e il timone inchiodati.

E allora: se chi si accinge a governare vuole davvero evitare la catastrofe deve avere la forza di ridiscutere le clausole economiche a livello europeo, oppure deve avere il coraggio di riprendere le sovranità cedute. Diversamente, capite bene che non ci sono molte prospettive (a meno di un’espansione economica mondiale che traini le nostre esportazioni, atterrino gli Ufo, o altro tipo di fantascienza).

A febbraio, gli elettori avevano dato un chiaro mandato di cambiamento rispetto al folle biennio di guida Monti-PD-PDL-Napolitano. Qual è stata la risposta? Dopo tanto dibattere, li abbiamo visti riproporre lo stesso schema Napolitano-PD-PDL-Monti e brindare contenti. Traete voi le vostre conclusioni.

PS: Su PD e PDL omettiamo commenti perché è come sparare sulla croce rossa. Per quanto riguarda i Pentastelle, valgono sempre le stesse considerazioni: il movimento deve evolversi e non può farlo finché la sua base non cresce, non matura dandosi regole più chiare, non comincia a dotarsi di strumenti che non siano la ridicola piattaforma informatica vista alle #quirinarie e, soprattutto fino a quando i vertici non faranno un passo indietro permettendo al movimento stesso di diventare realmente adulto.
Certo, sappiamo tutti che i maggiori responsabili dell’attuale situazione sono PD-PDL-Monti, ma insistiamo nel rimarcare i problemi dei Pentastelle in quanto vogliono proporsi come forza di rinnovamento.
Attenzione: se non si rimarcano questi concetti, è alto il rischio che il Pentastelle risulti una trappola per incanalare il malcontento per poi sterilizzarlo (si veda la proposta per l’eventuale referendum-Euro, tanto sbandierato ma tecnicamente non-proponibile a detta di insigni giuristi)

ore contate per l’austerity “talebana” – >Bloomberg – Repubblica.it

Crescita economica troppo debole ore contate per lausterity “talebana” – Economia e Finanza con Bloomberg – Repubblica.it.

 

intanto sempre lagarde ci informa che Napolitano è un patrimonio per l’Italia.

(http://www.lastampa.it/2013/04/21/italia/speciali/elezione-del-presidente-della-repubblica-2013/lagarde-napolitano-e-un-grande-patrimonio-per-l-italia-Kpms8MdeC4MPoz1Rhr5eqO/pagina.html)

e se iniziassero da qui il prelievo?

#Gabbianelli

In attesa della fumata bianca presidenziale.

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Cominciamo da un’analisi Montiana, ossia il tipico mantra che ci hanno ripetuto sino allo sfinimento in questi anni: quanto siamo cattivi noi italioti, e quanto sono bravi tedeschi e olandesi! E’ per questo che dobbiamo fare i sacrifici e le #riformestrutturali (quelle riforme, cioè che fanno carta straccia dei diritti dei lavoratori, della costituzione e che stanno riportando mezza Europa al pil del 1950 per ripagare le casse delle incaute banche tedesche che hanno problemi di bilancio da far invidia alla Fisica dei buchi neri…)

Ehm, dicevo: è per questo che ci vuole l’Austerità! Lo facciamo in nome dell’alto ideale Europeo! (alias, la troika e la BCE: quelli non eletti da nessuno)

Oh, ma finalmente arrivano i Pentastelle, arriva il rinnovamento e sapete qual era uno dei nomi in voga ? La #Gabbianelli !!

Sempre per ridere, vi facciamo riflettere su un tipico schema di narrazione stile #gabbianelli:

Si parte quasi sempre con una buona mezzora di flagellazione sugli inguaribili mali nazionali, la casta, la corruzione, le mazzette, gli sprechi, gli italioti. Poi, dopo la martellante inchiesta, arriva finalmente lo stacco liberatorio sul magico mondo di un villaggetto tedesco-olandese in cui tutto funziona immancabilmente bene. Bè, si certo: tutto funziona bene a parte le banche tedesche mezze fallite che si sono riempite per anni di carta straccia subprime e ora cercano di rientrare spremendo a più non posso le casse dell’altissimo risparmio privato italiano…

Una delle ultime proposte sempre in stile #gabbianelli , ironia della sorte, era quella di abolire il contante per vincere l’evasione (come se una mazzetta non potesse essere pagata in dollari, tanto per dire)

Ecco, ora sarebbe divertentissimo vedere gente di questo calibro alla Presidenza della Repubblica di Cipro, a gestire problemini come il blocco delle carte di credito, dell’erogazione bancomat, il divieto dello spostamento di capitali. Sai che ridere, senza contanti?

Ora, sempre per far 4 risate, provate a ricollegare quella che è l’Agenda Monti a questo genere di proposte e di messaggi martellanti: casta-corruzione, italiani cattivi ma tedeschi virtuosi (sempre con i soldi nostri, ovvio). Poi domandatevi se molte delle analisi dei “rivoluzionari” pentastellati (ma soprattutto piddini) non abbiano un retrogusto decisamente montiano. Del resto, poi,  anche i grilli stessi avevano provato a proporre Prodi-Presidente (con annesse polemiche). Si, Prodi: quello del Sogno Europeo. Quello del “lo facciamo perchè ce-lo-chiede-l’Europa” (qui le posizioni sull’euro da parte dei grilli non sono sempre molto chiare e ci piacerebbe che definissero meglio la loro collocazione invece che lanciare messaggi spesso ambigui e ambivalenti)

A pensar male si fa peccato…

E’ tutta colpa della Finanza sporca e cattiva?

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In questi tempi di crisi, si sente spesso ripetere che la colpa è della Finanza brutta e cattiva o dei finanzieri immorali e senza scrupoli.
In realtà la finanza non è cattiva, e svolge il proprio mestiere in modo assolutamente rigoroso. Quello che invece probabilmente sfugge è che, benché i singoli operatori agiscano in maniera logica e razionale, è il comportamento COMPLESSIVAMENTE PRESO a diventare dannoso. In altre parole, ciascuno opera correttamente ma, tutti insieme, creano problemi.

Un esempio banale: se voi foste un agente finanziario e aveste la possibilità di guadagnare 5000 euro comprando e vendendo un certo numero di azioni nel lasso di tempo di 3 ore, cosa fareste?
Guadagnereste comprando e vendendo nel breve volgere di poche ore oppure prestereste i vostri soldi a un amico che vuole aprire una piccola impresa, sapendo che vi restituirà la somma solo dopo 3 anni assumendovi pure il rischio che lui possa anche fallire? Dove andrebbero i vostri capitali?

Se non siete illogici o pazzi, credo che operereste guadagnando a breve. Bene: cosa succede se migliaia di pensionati, piccoli risparmiatori, agenti finanziari di mezzo mondo la pensano come voi e, tutti insieme, decidete di acquistare in massa una serie di titoli spingendoli eccessivamente al rialzo? Cosa accadrebbe poi se altra gente si aggiungesse a comprare quei titoli generando aspettative di guadagni sproporzionati rispetto all’attività reale svolta da quelle aziende? Bè, probabilmente succederebbe che voi, tutti insieme, stareste inconsapevolmente contribuendo a gonfiare una enorme bolla finanziaria…

Ecco: singolarmente, ciascuno di voi fa la cosa giusta cercando un profitto su titoli in forte rialzo ma, complessivamente, non vi rendete conto di creare un grosso problema. Infatti, dopo qualche tempo, magari esplode una bolla a Madrid piuttosto che a Singapore e una o più aziende di quei Paesi chiudono i battenti, lasciando sul lastrico centinaia di famiglie.

Gli esempi naturalmente potrebbero proseguire, ma non vogliamo complicare il quadro in questa sede. Ci limitiamo solo a sottolineare che, come i più avveduti sapranno, il problema non è la Finanza, quanto piuttosto il disegno del sistema preso nel suo complesso, che è “concepito male”. Un sistema che, lasciato a se stesso, dimostra di non essere in grado di allocare correttamente i capitali, contribuendo a creare i disastri che sono sotto gli occhi di tutti.

In tutto questo non c’è però nulla di nuovo: infatti, se ne era già accorto un certo John M. Keynes nel secolo scorso. Per evitare il ripetersi dei problemi culminati nella crisi del ’29, la finanza fu così REGOLAMENTATA, in particolare nei decenni seguenti al dopoguerra (1945). La successiva DEREGOLAMENTAZIONE degli anni ’80 e ’90, ha però riportato la situazione finanziaria (e bancaria) indietro nel tempo, riproponendoci i noti problemi già visti e vissuti negli anni della grande crisi del 1929.

Dunque, nulla di nuovo sotto il sole. Così come fu fatto allora, forse oggi sarebbe il caso di ritornare a una regolamentazione della Finanza.

Un esempio su tutti, è quello della separazione tra banche d’affari e banche di investimento. Vuoi fare speculazione finanziaria? Bene, nulla di male: puoi farlo recandoti presso una banca d’affari. Le banche di investimento tornano a guadagnare valutando progetti meritevoli e finanziando le imprese.

Ha ancora senso questa Europa?

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Sull’onda dei post precedenti (Prodi e Thatcher), viene spontaneo porsi questa domanda. E’ chiaro che non va messa in discussione l’Europa, ma questa Europa. Chi scrive, lo fa da partendo da posizioni europeiste. Però, aderire a un progetto significa sostenerlo ma anche criticarlo: nella situazione di crisi che coinvolge il continente, sarebbe miope non prendere atto dell’inadeguatezza dell’attuale architettura europea per affrontare le difficoltà presenti.

Giustamente si parla quasi sempre di economia ma ricordiamoci che il vero stallo è politico, infatti il processo di unificazione si è palesemente arenato già da diversi anni (come non ricordare la sonora bocciatura della Costituzione Europea in Francia e Olanda).

In questa quadro di stringenti vincoli economici (peraltro anche molto discutibili) e incompiutezza politica, l’eurozona diventa assolutamente insostenibile.

Ad ogni vertice Europeo assistiamo a teatrini dove non ci si riesce a mettere d’accordo su nulla. La crisi morde, e servono risposte: al momento pare che tutto sia fermo in attesa di vedere come andranno le elezioni nazionali tedesche di settembre.

A questo punto, i politici che rispondono affermando di volere “più Europa” dovrebbero però anche essere in grado di spiegarci come, in che tempi arrivarci e, soprattutto, quale modello abbiano in testa.

Abbiamo bisogno urgente di fare qualcosa, ma ormai non disponiamo più di poteri fondamentali come la politica monetaria e quella fiscale. Come può uno Stato uscire da una crisi così profonda senza disporre di questi essenziali margini di manovra?
Quando poi si vedono aggirarsi troike, BCE e altri organi sovranazionali (non eletti da nessuno) imporre linee politiche senza essere sottoposti al controllo democratico dei cittadini europei, diventa inaccettabile anche il modello di Unione perseguita.

Ecco, la faccio breve: non è il caso di rimettere tutto in discussione e, realisticamente, ripensare un’altra Europa? Perché su questa strada, di sicuro, non ci sono prospettive.