Soros: una lezione da imparare

Auto22

Dalle colonne del Fatto Quotidiano, proponiamo questa riflessione di Alberto Bagnai sullo speculatore Soros dei primi anni ’90. Ripercorrendo quegli anni e mettendo da parte certi assurdi moralismi, si rilegge la Storia per quello che fu: ci agganciammo a un cambio fisso senza potercelo permettere e poi finimmo gambe all’aria.

E’ ovvio: la colpa non fu di Soros e dalla speculazione-finanziaria-cattiva o immorale. Soros fece solo il suo mestiere, dando il colpo di grazia a un sistema che, comunque, era insostenibile.

La domanda da porsi, casomai, è questa: se era chiaro che non c’erano vie di uscita, perchè continuammo a bruciare miliardi e miliardi di riserve per proseguire imperterriti a sostenere il cambio? Chi ci guadagnava?

Non è un problema da poco perché la situazione descritta nell’articolo è molto simile a quella in cui ci troviamo oggi. Piuttosto che ammettere che questo Euro è un progetto fallito, insistiamo nel rimanere agganciati a un cambio fisso lontano dai nostri fondamentali e permettiamo la distruzione di tutto il nostro comparto industriale. Ideologia, interessi, o follia?

A questo punto, ci sono sempre quelli che ti vengono a dire che la colpa è solo nostra perché non siamo virtuosi come la Germania. Ragazzi, iniziate a guardarvi anche intorno: è tutta l’Europa a non essere virtuosa come la Germania. Sono destinati a cadere tutti, ed è solo questione di tempo.

Per non dire che il modello tedesco stesso è insostenibile perché non vive di espansione e crescita interna: vive facendosi trainare delle economie più deboli, attuando in pieno un modello mercantilista. Parassitario.

E non vi illudete nemmeno che se non avessimo avuto il Debito Pubblico ora non saremmo in queste condizioni: impossibile non osservare che Spagna e Irlanda siano andate fallite partendo da una condizione iniziale che non vedeva alcun problema di Debito Pubblico.

Insomma: quando voi costruite un’auto senza freni e poi la mettete su una strada in discesa potete aspettarvi solo il crash finale. Mettete quindi da parte Soros, la corruzione italiana e la virtù tedesca. E’ il sistema complessivo che è stato costruito male e non può reggere.

PS: l’italietta incapace di competere (quella che nell’immaginario dei soliti anti-italiani vive solo di scarpe e borsette) è anche quella che settimana scorsa ha messo in orbita questo. Perchè allora si continua con l’austerità quando ormai persino la TV (e ho detto tutto) ammette che certe politiche sono controproducenti e fallimentari? Perchè dobbiamo vendere tutto in saldo? A chi giova?

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2 thoughts on “Soros: una lezione da imparare

  1. Beh……….
    Vabbé’, il massimo dei soldi Soros li ha fatti contro la lira italiana e la sterlina inglese, non contro l’euro. Se ci fossero ancora le monetine nazionali Soros li farebbe precipitare all’inferno. Per comprare un litro di petrolio ci vorranno un milardo di lire. Contro lo yen giapponese invece ha perso miliardi, ma guai a sfidare il giappone, quelli s’incaxx…

    Potremmo copiare il Giappone ma sono messi male anche loro. Qualunque scelta si operi sarà sicuramente sbagliata nel breve periodo e nel lungo… nel lungo saremo tutti sepolti!

    Cmq devo dire, il sistema non è costruito male è che questa è la naturale evoluzione del capitalismo che ciclicamente ogni tot anni azzera la ricchezza illusoria (debito) e poi riparte permettendo a pochi di costruire grandi fortune e a molti di lasciarci le penne. Non credo che davvero ci sia nulla di nuovo, tranne la potenza di calcolo che moltiplica i guadagni e le perdite all’inverosimile.

  2. Ciao Exodus! Soros non ha speculato perchè c’erano la liretta e la sterlina. Ha speculato sulla assurda pretesa dei rispettivi governi (Ita e UK) di voler mantenere l’aggancio monetario a un cambio fisso, divenuto negli anni (1987-1992) sopravvalutato oltre ogni ragionevole limite (SME-Sistema Monetario Europeo). Oggi, non specula lui ma lo stanno facendo altri.

    Succede questo: se la moneta è libera di fluttuare e Soros vende sterline (o lire), la divisa si deprezza e la storia finisce lì. Se, invece la Banca d’Inghilterra vuole mantenere fisso il valore della sterlina contro il marco, è costretta a comprare sterline e vendere marchi per mantenere la parità sterlina-marco. Naturalmente, questo gioco può continuare sino a quando la Banca Centrale non esaurisce le proprie riserve di marchi, dopodicchè deve accettare che la propria divisa valutaria si porti a un livello di prezzo inferiore, più vicino a quello naturalmente stabilito dal mercato. Quindi, svaluta.

    Ma, come vedi, il giochino funziona solo quando ti agganci a un cambio fisso e accumuli un differenziale che non è più sostenibile. Lo speculatore lo vede, aspetta che sei cotto, e ti attacca.
    Tanto per dirti: se oggi la Germania uscisse dall’Euro dopo aver venduto tutti i nostri titoli, rivaluterebbe il marco del 25% e si comprerebbe le nostre aziende a un prezzo inferiore rispetto a quanto le pagherebbe oggi (sempre che l’Italia permetta che tutto ciò avvenga, dopodicchè bisognerebbe chiedersi chi e perchè lo permette…)

    La storia del barile di petrolio non l’ho mai capita, Exodus. Mi sembra un luogo comune e ti spiego perchè.

    Sappiamo che oggi la nostra lira è sopravvalutata del 25% rispetto al marco. Inoltre sappiamo che il 75% del prezzo della benzina è costituito da accise.
    Dunque, se accettassimo che la lira si portasse al suo valore di mercato (svalutazione del 25%) avremmo un aumento del prezzo-benzina alla pompa dello 0,25 x 0,25 = 0,0625 (1/16 del prezzo!) E questo è ciò che ci dice il mercato.

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