Bonjour, la Francia è in recessione

France22Secondo gli ultimi dati dati dell’Istituto nazionale di statistica francese, anche i transalpini sarebbero entrati ufficialmente in recessione (qui Sole e qui Corriere)

Solo un mese fa arrivavano anche queste notizie sulla situazione in Olanda (qui lo Spiegel)

Questo dovrebbe aiutare a mettere insieme il quadro generale a quanti sono ancora convinti che il problema della crisi non sia di natura strutturale (cioè il modello complessivo di costruzione di Euro ed Eurozona), ma sia soprattutto dell’Italietta sprecona e corrotta, del fatto che non abbiamo completato le riforme strutturali, non siamo concorrenziali nel mondo globalizzato della Cina, abbiamo il Debito Pubblico e tutta la caterva di frasi fatte che i media propinano a disco rotto da mattina a sera.

Beffardamente, stiamo invece toccando con mano che più si insiste con quel tipo di “riforme” e più si peggiora la situazione. Vi ricordate per esempio quando vi dicevano che l’Islanda aveva un sistema bancario moderno ed efficiente mentre noi avevamo un sistema bancario troppo vecchio e tradizionalista? Vi ricordate quando dicevano che dovevamo modernizzarci (magari riempiendoci di titoli tossici)? Alla fine, abbiamo dovuto ringraziare la nostra buona tradizione (bè, non a caso, si può dire che praticamente le Banche le abbiamo inventate noi nel 1400…)

Ah, poi, certo: a detta di chi insiste con quel tipo di ricette economiche, dobbiamo fare ancora qualche sacrificio, ma la ripresa è dietro l’angolo. Come sempre, la fine del tunnel inizia a intravedersi: non subito però, è prevista per l’anno prossimo.

In tutto questo, noi temporeggiamo aspettando le elezioni tedesche di settembre, sperando che la Merkel faccia qualche piccola politica espansiva pre-elettorale e si allenti un po’ la tensione economica. E poi, magari, la Merkel stessa perda le elezioni in favore di una vagheggiata sinistra europeista (senza tener presente che la sinistra tedesca (essendo ovviamente tedesca) non regalerebbe nulla all’Italia, lasciando ai nostri il solito pugno di mosche e le consuete illusioni)

Intanto la gente non ce la fa e, in una situazione di crisi così grave e persistente, ci saremmo aspettati (ma chi? ma quale illuso? 😉 ) che i nostri avessero cominciato a sbattere i pugni sul tavolo nazionalizzando qualche banca e ricominciando a fare un po’ di politica monetaria…

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9 thoughts on “Bonjour, la Francia è in recessione

  1. Prima di entrare nell’Euro la Francia aveva la situazione più “prospera” dell’eurozona, ricordo che nel 1998 ho fatto uno studio all’università, tutti i parametri erano a posto tranne la disoccupazione che era alta, cmq era il paese messo meglio in europa. C’è però da dire che hanno avuto l’equivalente del nostro Cavaliere, Sarkozy per cinque anni, se qualcuno è interessato è uscito il libro “Il presidente dei ricchi”, non so se tradotto.

    Possiamo incolpare sicuramente l’europa ma cinque anni di governo disastroso lasciano il segno, soprattutto se coincidono con la crisi del 2008.

    Cmq lo stato sociale francese è ancora invidiabile, se l’avessimo noisaremmo già affondati. Credo abbiano ancora le 35 ore di lavoro settimanali e la maternità è molto tutelata.

  2. Si, e questo dovrebbe farci riflettere sul tipo di strada che noi europei stiamo perseguendo. Notare, appunto, anche la situazione dell’Olanda citata nel post! (altro Paese che partiva con solidi fondamentali)
    Exodus, hai presente un ponte? Quando arriva una raffica di vento, se il sistema è stabile riassorbe lo shock e torna in equilibrio; se il sistema è instabile, inizia a oscillare sempre di più finchè crolla. (L’eurozona, in questo senso, sta anche dimostrando di non riuscire a riassorbire gli shock e i problemi economici, innescando una serie di dinamiche pericolose)

    La Francia, se guardi i dati, ha oggi una moneta troppo forte (euro) e ha anche problemi di competitività di prezzo. Da diversi anni, ha iniziato ad accumulare deficit nella Bilancia dei Pagamenti.
    Inizia quindi a trovarsi nella situazione dei PIGS: non potendo svalutare la moneta, deve svalutare i salari e tutte le variabili interne. Si annunciano anche lì riforme del mercato del lavoro, tagli del welfare, eccetera.

    Ma attenzione: io credo che, a differenza di noi italiani, i francesi non accetteranno mai una cosa del genere: o imporranno a Bruxelles politiche accomodanti nei loro confronti o si rifiuteranno di subire la stessa sorte dei greci, degli spagnoli e degli italiani. Di questo, puoi star sicuro (e poi tu li conosci meglio di me, e sai che loro le rivoluzioni le fanno sul serio!)

    • Quello che è sicuro è che la Francia non è l’Italia. Se il gioco è troppo sconveniente potrebbe ribaltare il tavolo. Alla Francia o dai qualcosa oppure non si gioca più. Quindi alla fine qualcosa ottiene, però hanno pure le colonie, e la “France – Afrique”, la zona d’influenza francese in Africa. Magari gli danno qualcosa che non sapremo mai in quanto lontano dal territorio europeo ma che rientra negli interessi francesi.

      Cmq la Francia non ha mai svalutato la moneta, anzi circa quarant’anni fa crearono il nuovo Franco per rivalutarsi la moneta, la svalutazione non rientra nel loro modo di concepire l’economia.

      Hanno problemi, e grossi, ma a causa delle spese dello stato sociale, Poi hanno spese militari enormi, credo abbiano il secondo o terzo esercito del mondo, anche se Sarkozy ha imposto dei tagli. Credo sia il paese con il costo del lavoro più alto in Europa. Insomma, lì non possono puntare sulla svalutazione, con la loro struttura dei costi o puntano alto o finiscono sepolti.

      Poi loro acquistano materie prime dalle ex colonie a prezzi stracciati, e esportano di tutti in questi paesi, i quali magari non pagano in euro ma con contratti di sfruttamento minerario. La Francia ha un respiro che non è solo europeo, quindi le loro dinamiche interne sono diverse da quelle dell’Italia o della Spagna.

  3. Perdonami se insisto con l’aspetto monetario, perchè è centrale negli scambi commerciali.
    Qui non si tratta assolutamente di voler fare i “furbi” e svalutare la moneta per esportare di più. Il problema della Francia è che si trova in tasca una moneta addirittura RIVALUTATA, cioè il marco !! La Francia adesso ha seri problemi ad esportare i propri prodotti (saldo commerciale negativo)
    Nessuno qui vuole svalutare ma, quantomeno neanche rivalutare. Capisci, che intendo?

    Adesso poi un “liberista” ti direbbe che anche i francesi devono essere più competitivi. Attenzione: l’azienda investe e diventa più competitiva solo se ha ordinativi e prospettive di vendita…

  4. La moneta non deve essere né troppo forte, né troppo debole. Dovrebbe solo essere giusta, in linea con quello che la sua economia esprime.
    Del resto, non è che tu ti compri un vestito di tre taglie più grandi e poi inizi ad ingrassare. Prima ingrassi e poi ti compri il vestito più largo, no? (scusami l’esempio triviale)

  5. La Francia non è come l’Italia o la Germania che hanno il centro della loro economia nell’export, non è la stessa cosa. E lo strumento monetario è fondamentale non perché lo sia davvero, ma perché in questo sistema capitalistico che ha esaurito gli sbocchi non sono possibili altre misure per sostenere il capitalismo stesso. O la moneta o crolla tutto. E’ la debolezza infinita di un sistema che ormai è solo monetario perché non può essere altro. E’ già morto ma trasfusioni infinite rimandano il crollo. Che comunque avverrà, oppure il sangue farà esplodere qualche arteria e fuoriuscirà da lì, la moneta si svaluterà lì e si tornerà ad un economia 2reale”. spero il più tardi possibili, non voglio ritrovarmi nella bufera.

    Cmq il giappone sta addirittura doppiando la quantità di moneta da immettere nel suo sistema per cercare di rianimare un mercato stagnate da venti e più anni. Ovvero da quando prese a prestito il modello capitalistico reaganiano e si trasformò da paese egemone a paese stagnante. Anche loro non hanno alcuna prospettiva di crescita se non pompare moneta creata dal nulla sperando che qualcuno la prenda a prestito e inizi un ciclo di investimenti. In economia la chiamano “trappola della liquidità”, quando per quanto moneta tu immetta nel sistema non serve a nulla, anche se la offri a tasso zero l’economia reale non la prende lo stesso perché non saprebbe come impegarla proficuamente. In giappone credo che infatti il tasso sia zero o quasi.

  6. Certo, Exodus: la moneta è solo una parte del problema, ma é uno strumento per realizzare certe politiche. In generale, è poi chiaro come tutte queste politiche convergano sistematicamente ad una ridistribuzione dei redditi dal lavoro verso la rendita finanziaria.

    Guarda il saldo delle partite correnti francese (fonte FMI, in dollari -scala billions):

    2002 18.164
    2003 12.984
    2004 11.141
    2005 -10.375
    2006 -12.995
    2007 -25.931
    2008 -49.632
    2009 -35.016
    2010 -40.042
    2011 -54.169
    2012 -62.839

    La dinamica dell’adozione dell’euro (con tutte le annesse regole europee stile tea party) mette un po’ inquietudine.
    A questo punto la Francia ha poi accumulato un debito che viaggia verso il 90% del PIL.
    Piccolo particolare: con le famigerate politiche “liberiste” degli ultimi 30 anni abbiamo giustamente “scelto” di mettere in mano alla Finanza i Debiti Sovrani.

    E allora: il creditore vuole essere ripagato in moneta forte e se tu per ripagarlo fai andare in sofferenza una nazione, e un intero popolo, ha importanza ?
    Costruiamo un sistema fatto per avere una ricchezza diffusa oppure per favorire sistematicamente la rendita? Il problema è qui.

  7. Infine, concordo con te: ora non è più solo questione di moneta. Assieme alla moneta, stanno smontando anche le Costituzioni
    E’ un gioco al ribasso.

  8. Pingback: Qui Finlandia: recessione « nottebuiasenzaluna

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