Nuovi trattati e scenari commerciali tra UE e Nord America

Mondo22

.

Sulla scorta di quanto visto nei due post precedenti (in cui si sottolineava che la Globalizzazione è in realtà un preciso contesto di regole internazionali e non un inesorabile conseguenza del progresso mondiale), vogliamo proporre uno spunto di riflessione sui nuovi trattati commerciali in corso tra Unione Europea e Nord-America. A quanto si legge, l’intento sarebbe quello di creare una zona allargata di libero scambio che abbracci parte dei due continenti.
Certo, le trattative sono ancora in fase di definizione però reputiamo interessante seguire la vicenda per capire quali potrebbero essere gli scenari che si apriranno nei prossimi anni. Ciò che all’apparenza potrebbe sembrare solo materia per tecnici e addetti ai lavori, avrà invece risvolti importantissimi sulla nostra vita di tutti i giorni.

Il tipo di realtà economica in cui vivremo domani sarà il risultato di ciò che viene costruito e regolato con le norme decise oggi. Chiaro, no?

Qui un primo articolo (Limes) che ne parla in termini positivi, qui un secondo con un taglio critico, qui un pezzo del Britannico The Guardian (qui la sua traduzione in Italiano, ringraziando il sempre ottimo Voci dall’estero che, in generale, consigliamo per la ricchezza degli spunti che offre nel tradurre numerosissimi articoli di stampa estera).

Normalmente i contratti traducono precisi equilibri e rapporti di peso tra le parti. E’ importante osservare l’evoluzione delle trattative per aprire una finestra su possibili contesti commerciali futuri e iniziarne a tracciare le forme, con tutte le implicazioni correlate.
Saranno valorizzate le nostre produzioni? Saranno garantiti i nostri interessi? Il contesto sarà per noi complessivamente favorevole o penalizzante? Questi sono solo alcuni degli interrogativi che più immediatamente si pongono…

Annunci

Globalizzazione (2)

terra2

.

Riprendo qui il discorso già fatto nel post precedente, perché l’articolo ha suscitato discussioni tra alcuni amici che leggono il blog.
Tutte le osservazioni insistono ancora sul “moralismo dell’imprenditore”, una certa idea romantica connessa a questo personaggio, e sul fatto che il mondo sia oggi più “piccolo” e interconnesso.

Vale quindi la pena precisare alcuni concetti.
Un imprenditore, per definizione, massimizza il profitto e non fa beneficenza a tutti i costi. Non è, necessariamente, un eroe romantico. Se una cosa è per lui conveniente e le regole del gioco consentono di farla, lui la fa. Punto. Perchè Business is Business, e chi non capisce questo concetto non sa cos’è un’impresa.

E quindi: se l’imprenditore può delocalizzare, perchè non dovrebbe avvantaggiarsi di questa scelta ? Perchè è moralmente brutto? E ancora: se in alcuni Paesi non esistono tutele per i lavoratori o per l’ambiente, non ci sono standard minimi di qualità, secondo voi è colpa dell’imprenditore oppure della carenza di Leggi e Normative?

E’ del tutto ovvio che spostare l’attenzione dagli aspetti normativi a quelli morali impedisce di capire la natura del problema (e, conseguentemente, risolverlo).
Altro esempio: dire che la Finanza speculativa è brutta o riprovevole non serve a niente, se cinque minuti prima avete applaudito all’abolizione del Glass-Steagall Act che separava banche commerciali da banche di investimento. Una banca che può fare speculazione finanziaria, semplicemente lo fa se è più conveniente rispetto a prestare i soldi a un giovane o a una Start-Up. Fine.

La Globalizzazione.
Ripetiamolo: la cosiddetta Globalizzazione non è una evoluzione naturale e inevitabile del mondo, ma è una serie di Leggi, Norme, Trattati che creano un CONTESTO in cui sono valide certe regole e si può giocare a un certo gioco (che avvantaggia qualcuno e penalizza qualcun altro).
I contatti tra i popoli, del resto, ci sono sempre stati, oggi come ieri. Ma Venezia non commerciava intensamente con l’Oriente nel 1400 ? Gli inglesi non erano già arrivati in Cina a Hong Kong qualche secolo fa? E la guerra dell’Oppio? La Compagnia delle Indie? Siamo sicuri che i continenti extraeuropei e gli scambi commerciali esistano solo da pochi anni??

Eh, ma cosa dici, adesso c’è internet, abbiamo abbattuto le distanze, ora è tutto diverso, la competizione è molto più serrata…
Gente, da che mondo è mondo, le guerre hanno sempre avuto ragioni economiche e si sono sempre cercati mercati di sbocco. E’ sufficiente rileggere bene i libri di storia per capire che, nella sostanza, non è cambiato niente. Su questo, il rimando non può che essere alle vecchie pagine di scuola media inferiore, già sufficienti se rilette con un po’ più di attenzione.

Globalizzazione, vincoli, lacci e burocrazia

 

Segnaletica22b.

Non sono un esperto di commercio internazionale, però sono abbastanza stanco di sentirmi ripetere che buona parte dei nostri problemi derivino dal fatto che oggi dobbiamo vivere nel “villaggio globale” e non siamo in grado di competere e confrontarci con gli altri.

Eh, no ragazzi: per chi non avesse ancora aperto gli occhi, la Globalizzazione consiste in una serie di trattati internazionali che consentono la sfrenata movimentazione di capitali e di merci, volti a favorire specifici interessi. Ricordiamo, tra l’altro, che la mancanza di regolamentazione sui movimenti di capitali spesso causa quelle famose bolle finanziarie che tanto fanno inorridire chi parla di “finanza-cattiva” e poi plaude all’abbattimento di vincoli, lacci, impedimenti e burocrazia (alias, la de-regolamentazione selvaggia dei mercati)

In altre parole: se togliamo i semafori e le indicazioni stradali perché “fanno perdere tempo” e perché impediscono la libera iniziativa, poi non dobbiamo meravigliarci se fuori c’è la jungla e vige la legge del più forte o del più stronzo.

Per far funzionare un incrocio stradale c’è bisogno di REGOLE (un semaforo, piuttosto che una norma sulla precedenza per chi giunge da una certa direzione, oppure una qualsiasi striscia sull’asfalto…).

Non si può pretendere di eliminare qualsiasi REGOLA e poi meravigliarsi se passa il Tir e non la gentile signora in bicicletta. Un crocevia deve essere disciplinato da Codici e Leggi precise: assurdo aspettarsi che funzioni candidamente in virtù della Moralità e/o Gentilezza del singolo autista.

E’ poi ovvio che in una situazione del genere ciascun “player” faccia ciò che gli è consentito di fare: casomai, è insensato risentirsi (a posteriori) per l’eventuale spregiudicatezza del conducente stradale di turno che causa il terribile incidente. Anzi, una volta cambiato il Codice della Strada, è assolutamente logico aspettarselo! (Come del resto sarebbe stato logico chiedersi chi ci avrebbe guadagnato e chi invece ci avrebbe rimesso la pelle).

Fuor di metafora, il vero azzardo è il tipo di gioco che viene consentito: il fatto che Homo Homini Lupus non è una novità, è sempre stato così.

Passo ore a discutere con il “padroncino” perché vuole eliminare la “burocrazia” e poi si lamenta che deve chiudere perché sopravvivono solo 4 multinazionali. E che ti aspettavi, che esisteva la “libera concorrenza” ??

Oh, ragazzi: non estremizziamo, son d’accordo anch’io che certe pratiche possano (e debbano) essere espletate in due ore invece che in due anni. Però, cerchiamo anche di leggere tra le righe: i mantra che vengono ripetuti in TV sull’abbattimento delle regolamentazioni servono principalmente per favorire gli interessi dei più grossi e dei più forti, i quali sanno già che acquisiranno quote di mercato schiacciando i più piccoli…Non sarete mica così ingenui da credere alle favole, no?

Oppure vi aspettate che si de-regolamenti il mercato e si alleggerisca lo Stato per favorire il piccolo imprenditore, il padroncino e il pensionato?

In questo contesto, Stato e Sovranità Nazionale sono (ma ormai potremmo anche dire erano) un presidio: certo, devono essere migliorati ma non abbattuti a colpi di propaganda su corruzione, Stato-Ladro, inefficienza, burocrazia, costi della politica, e via discorrendo.

Beffardamente, poi, non c’è cosa più cinica che soffiare sul fuoco del malcontento per convincere i più deboli a farsi schiacciare dai più forti…ce la facciamo a capirlo o continuiamo imperterriti verso la desertificazione industriale a colpi di riforme in senso liberista ?

I Trecento Spartani

Tre minuti di video, ne vale la pena! Certo, è tutto già ovvio e risaputo, direte voi: è la rete, è il mondo. Evitiamo quindi qualsiasi commento (anche superfluo) per rimandare alla vostra giusta capacità di critica e di riflessione.

In caso il link fosse cancellato, ne lasciamo un altro qui. E’ un altro di quei post che consegniamo ai posteri e alla storia…