Ecologismi e decrescismi. Reprise.

Ecolog22

 

UnUomoInCammino ha lasciato due nuovi messaggi nei precedenti post, in tema di Ecologia (qui e qui). Per riordinare i flussi, mi sembra più giusto riprendere il thread separatamente, anche per non andare troppo OT nei post dove si parlava di altro.

 —–

Vedi, Man, il problema non è l’ecologia in sé, ma è il messaggio furbesco che spesso vi si annida.

Cerco di spiegarmi. Se tu mi porti i dati sull’inquinamento, sul consumo, sulle risorse uno li guarda e riflette. Ci ragiona.

Se tu invece (non tu, ma l’esperto di turno) una volta si e l’altra pure iniziate subito a parlare di Keynes e crescismi vari a me si drizzano le antenne. Perché vedi, Keynes non è quello della spesa pubblica, della stampa allegra di carta-moneta e dei grandi lavori. Scaviamo le buche e le riempiamo. Asfaltiamo il mondo di autostrade a 14 corsie.

Eh, no. Chi ha studiato Keynes sa, o dovrebbe sapere, che John Maynard è il simpatico signore che ha detto che il Mercato non è in grado di allocare in maniera razionale le risorse.

Come?? Ripeto meglio: Keynes, da quel di Oxford, ha detto che il Mercato, lasciato libero di agire, fallisce. Crea disastri. Non è in grado di regolarsi da solo e noi non possiamo lasciar fare solamente al Mercato. E’ chiaro il concetto? (alcune utili letture o ri-letture)

E indovina a chi può non piacere questo tipo di messaggio? All’ecologia, forse ? Ops, io ne dubito…

E allora: se l’esperto di turno parte o finisce sempre distorcendo il messaggio di un Keynes (probabilmente il maggiore economista della storia, non uno a caso che nessuno studia) i casi sono due: o ci sei o ci fai.

E allora: mi sta bene se parliamo di ecologia, non mi sta bene se questa viene utilizzata per fare altri interessi o per far politica. Di qualunque parte sia, di destra o di sinistra. Voglio, prima di tutto, onestà intellettuale.

So, who’s side are you on, Man? Tu da che parte stai, caro Uomo?

Siamo interessati alla politica e, come passo successivo, facciamo ecologia (e quindi allarmismo più o meno interessato per indirizzare le scelte) ?

Oppure ci rimbocchiamo le maniche e allora PRIMA facciamo scienza, QUINDI ci occupiamo di ecologia, e INFINE mettiamo sul tavolo le possibili alternative politiche che ne conseguirebbero, lasciando libertà di scelta sulle opzioni e sui trade-off ?

E’ il modo in cui vengono fatte le cose che fa differenza. Tanta. Abissale.

Democrazia contro manipolazione.

Spero sia chiaro.

Post Scriptum: Perché poi, alla fine, il metodo è sempre quello. C’è la crisi, c’è l’allarme, siamo in emergenza e non c’è tempo per la democrazia e par far ragionare e scegliere la gente. Aiuto, aiuto, la scelta è obbligata. Ci ricorda qualcosa? Vedi che poi i conti tornano sempre, se uno li vuol fare?

🙂

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7 thoughts on “Ecologismi e decrescismi. Reprise.

  1. Come sai, nottebuia, non siamo così lontani.
    Io sto venendo alla meta dal versante ostile alla crescita, tu ci stai arrivando da quello ostile da quello della decrescita. Io convengo che il pattern della crescita è infernale perché determinato in gran parte dalla biopsicologia evolutiva, tu convieni che ci sono limiti finiti che sono incompatibili.

    Anche sulla questione della politica conveniamo: lasciare libero il mercato è una follia. Il mercato è animato da intenti lucrativi e speculativi, molto spesso, anzi, quasi sempre è tra le cause principali dei problemi. Ma non il mercato in sé ma…

    E qui torniamo su due versanti diversi
    Il mercato è un incontro di capitalismo e democrazia.
    La democrazia è determinata dalle masse (intendo la maggioranza nei vari segmenti della piramide sociale, quello che io chiamo dispregiativamente il_bobbolo) e le masse hanno comportamenti che sono in gran parte determinati NON dalla cultura, strato assai superficiale e poco resiliente, ma da dinamiche di biopsicologia evolutiva (possiamo pensare all’etologia, per brevità.

    Un pattern di specie è quello di preferire quasi sempre scelte che comportano massime rendite sul breve termine, anche quando questo ha pesanti controindicazioni sul medio e lungo termine.

    Quindi l’ecologia che è La Prima Politica (non ha alcun senso alcuna “politica” che non metta tra i suoi fondamenti la protezione dell’ambiente che garantisce le risorse vitali dalle quali dipende la tua sopravvivenza fisica) va a cozzare con ciò che è seconda, terza, quindicesima, settecentotrentamilaquarttrocentoundicesima “politca”.

    Anche una scienza che non sia ecologica è una scienza suicida. Il tecnoteismo progressista che ha portato alle aberrazioni del nucleare, della manipolazione genetica a scopi lucrativi e tecnoteistici, alla distruzione in grande scala dei sistemi biotici è una scienza di morte, è un sapere necrofilo, Il Nichilismo definitivo del trionfo della morte, come scrive Marco Pie.

    Infine, come razionalista, non posso che distaccarmi dai feticismi per la democrazia, compreso il tuo,
    Quale democrazia? Su che scala territoriale? Su quale suffragio? Con quale etica/morale della responsabilità? Assumo le conseguenze delle scelte che determino? Sì? no? Se no, è democrazia? C’è partecipazione? Partecipazione informata e con cognizione di causa? C’è equilibrio dei poteri? C’è sistema di controlli reciproci? Come funziona la psicologia della delega? Che effetti ha? Quali le degenerazioni? Se ci sono, cosa fare e come per ridurne le distorsioni.
    Infine, anche supponendo che si possa arrivare ad una qualche forma di democrazia, come persone razionali, di scienza e conoscenza, non possiamo che osservare che la democrazia è solo una delle forme di gestione di potere e, come tutte le cose, ha pro e contro.
    Non c’è alcun sistema che sia migliore e assoluto. Questa è una tipica visione moralistica/religiosa: c’è qualcosa di superiore assolutamente giusto, imperituramente giusto e quindi sacro.
    Ma il mondo non è così. Il mondo non è morale. Il mondo è etico e non può prescindere da una valutazione critica, agnostica, in cui si considera il contesto, le condizioni al contorno, etc. .
    Ciò vale anche per la democrazia. Quale?

  2. Le vie dell’inferno sono sempre lastricate dalle migliori intenzioni. Le giustificazioni ci sono sempre, e tutte molto buone.

    Alla brutta, funziona così: c’è (più o meno) un dibattito sul nucleare, c’è un Referendum. Il Bobbolo bue sceglie, sbaglia o non sbaglia. O tutte e due.

    Lo so anch’io che il Bobbolo non ha una laurea in ingegneria nucleare, fisica atomica, conoscenze di dinamica-non-lineare e diritto comparato. Nel bobbolo c’è tutto, nel bene e nel male. Ci sei pure tu e ci sono anch’io. E’ il Bobbolo che deve essere sovrano.

    Se non accetti questo, pace. Se lo accetti, restiamo a bomba. Scienza e Politica: non vale la proprietà commutativa.
    (Poi lo so anch’io che gli studi, le università sono più o meno finanziate, non vengo giù con la piena…).

    Ma se tu fai chiarezza (nella tua testa) su che cosa sia la Scienza e come debba procedere (o a cui debba tendere), allora poi capisci dove le cose procedono in maniera un po’ “meno-lineare” e dove la mano degli interessi possa essere calcata di più o di meno.

    🙂

  3. @Wannabe

    …e capirai, che avessimo detto…Ormai siamo al livello che dobbiamo passare il tempo a rimarcare le cose ovvie…è solo e sempre acqua calda…

    PS: Buona scrittura dei capitoli. Per me hai già voce in capitolo, ancora prima di aver finito !!

    😉

  4. Una delle cose più chiare in questo contesto è la non chiarezza del termine sviluppo, che non rappresenta un principio strategico o un programma attuativo, ma piuttosto un modo di pensare. Pensare lo sviluppo è possibile attraverso la conoscenza, la cui detenzione è esclusivamente nelle mani del potere. Il dibattito sullo sviluppo, comunque si voglia interpretarlo, ha, cioé, precisi attori sociali procedendo ad escludendum degli altri. Gli “altri” sono di converso i non-detentori del potere, le classi sociali non-borghesi ed i popoli dei P.V.S. che non hanno libero accesso né ai luoghi deputati alla decisione, né, tantomeno, alla conoscenza. Una delle cose che però colpisce maggiormente del concetto di “sviluppo”, è la sua capacità storica di inglobare illimitatamente, prospettandone una soluzione, tutto ciò che di volta in volta viene ad essere indicato come “il problema”. In passato questa operazione ha dimostrato tutto il suo valore mistificante, il suo vuoto siderale. Già il termine sviluppo presenta in sé elementi di acuta perversione perché identifica l’ineluttabilità della crescita economica ovvero ribadisce il dogma crescita=benessere che ha caratterizzato le teorizzazioni meccanicistiche dei neo-classici. Ribaltando i termini della questione e spostando l’attenzione dai rapporti di produzione alla sostenibilità del mercato, gli sviluppisti tendono ad accettare che l’unica contabilità utile sia quella mercantile. Il significato che si coglie è preciso ed inquietante al tempo stesso, sia perché è quello che sembra aver trovato maggiore consenso nell’arcipelago ambientalista, sia perché, ancora una volta, pone una correlazione tra contabilità economica e contabilità ecologica, subordinando la seconda ad esigenze evidenti di mercato.

  5. @ Giò

    Si, Giò, sono d’accordo. Infatti il problema è in realtà di Principi, di Giurisprudenza e non meramente “economico”.

    Sono abbastanza ignorante in merito però, a voler guardare bene la nostra Costituzione, potremmo già essere sulla strada buona per risolvere il problema dello sviluppo. Direi allora che lo sviluppo è centrato sulla “promozione dell’individuo e della società nel suo complesso, materiale e immateriale”.

    Diritto all’istruzione, diritto al lavoro, diritto all’assistenza sanitaria, e via discorrendo. Gli attacchi e il regresso in atto mi sembrano evidenti. Si usano e si manipolano destra e sinistra distorcendone i messaggi e riducendo tutto a false-flag.

    Non a caso, il vero scopo (e ce lo dicono in faccia) è quello di cambiare la Costituzione. Non gli basta più aggirarla con norme europee che fanno ribaltare nella tomba gente come Calamandrei. Devono fare un passo ulteriore: le riformine strutturali 😉

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