Il ritorno al Califfato

Califfato22

 

beh, oriana fallaci in qualche modo lo aveva raccontato.

La Stampa – Il “califfo” Al Baghdadi minaccia gli Usa “Un attacco peggiore dell’11 settembre”.

per un quadro esauriente sulla vicenda, linkiamo anche queste dichiarazioni da oltre oceano.

aggiornamento del 5/7/2014: Il “Califfo”  Al Baghdadi è apparso in pubblico  (qui il video, qui l’ANSA) – seguiamo la vicenda

 

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6 thoughts on “Il ritorno al Califfato

  1. Credo che la Fallaci abbia raccontato solo una parte della questione, ma a me pare che nella realtà quel “nemico feroce” sia il risultato preordinato della necessità di costruire un pretesto qualunque per perpetrare uno stile di vita che a questo punto “va difeso” dagli assalti del mostro. Ti lascio con una cosa antica che sembra però scritta domani: “Durante il suo dominio di classe appena secolare la borghesia ha creato forze produttive in massa molto maggiore e più colossali che non avessero mai fatto tutte insieme le altre generazioni del passato. Il soggiogamento delle forze naturali, le macchine, l’applicazione della chimica all’industria e all’agricoltura, la navigazione a vapore, le ferrovie, i telegrafi elettrici, il dissodamento di interi continenti, la navigabilità dei fiumi, popolazioni intere sorte quasi per incanto dal suolo: quale dei secoli antecedenti immaginava che nel grembo del lavoro sociale stessero sopite tali forze produttive? La società borghese moderna che ha creato per incanto mezzi di produzione e di scambio così potenti, rassomiglia al mago che non riesce più a dominare le potenze degli inferi da lui evocate.”

  2. @ Giò

    Siamo anche figli del relativismo e, certamente, questo non deve necessariamente implicarne un torvo nichilismo alle spalle. Pecunia non olet, nemmeno il petrolio (anche se inquina) e, da come gira il mondo, non credo che questo valga sempre e solo per noi, al di là di quelle che possano essere provocazioni più o meno “fallaci”…

    Naturalmente, il demone evocato da Marx assomiglia molto all’ingordigia umana che ne sta alla base e questo è un aspetto universale. E qui, ahimè, la lingua batte sempre dove il dente duole: sulla scorta di tutte queste esperienze, avevamo diviso poteri, bilanciato competenze, suddiviso la ricchezza in maniera un po’ meno iniqua che nei secoli passati, eccetera, eccetera. Purtroppo, oggi, stiamo percorrendo la strada a ritroso dimenticandoci di molti dibattiti della prima metà del ‘900 che portarono, guarda caso, alle Costituzioni post belliche (e su questo non finiremo mai di meravigliarci del torpore di tanta parte tra la cosiddetta “gente di cultura” odierna)

    Giò, i tuoi commenti sono sempre ossigeno. Grazie.

    🙂

  3. La fine della storia…
    Ihiihh
    La neoreligione del capitalismo privato si era liberata dal suo duale, quella del capitalismo di stato.
    Ora però si deve confrontare con la tensione egemonica di una religione tradizionale, l’islam, in crescita numerica di fedeli esplosiva.
    Da un certo punto di vista penso che un lato positivo dell’aggressività di ritorno islamica (di ritorno perché è stata fomentata per decenni da molti paesi consumisti-nonislamici, da Israele, dalla Francia, Regno Unito, USA, etc.) avrà due effetti: o una presa di questi paesi dall’interno oppure un loro risveglio identitario tardivo.
    Come osserva Marco Pie, siamo destinati al paradosso Maori.

  4. @Uomo

    Certamente, le nostre contraddizioni qui emergono tutte prepotentemente… Noi poi siamo anche in prima linea e, qualsiasi decisione, ci coinvolge in maniera profonda (scelte energetiche, politiche, immigrazione). Siamo sicuramente in gioco, anche se molte delle decisioni vengono prese altrove (con questo, prendiamoci anche le nostre responsabilità, qualunque direzione si scelga)

  5. In un certo senso ogni azion che ci desti, per quanto cruenta, dolorosa, avrà un lato positivo. O il soccombere del dormiente, del non volenteroso di riscatto e di impegno e lotta per la propria identità, siamo all’evoluzione biologica e quindi culturale, oppure il rinascimento di riscatto, impegno e lotta per la propria identità, appunto.

  6. La Fallaci raccontava quello che sommamente desiderava vedere: descriveva un nemico nella speranza di vederlo materializzare. Perché senza nemici i soldati devono trovarsi da lavorare, e questa è una verità senza tempo.

    Non casualmente, i suoi paladini libertari finanziavano fanatici islamisti fin dagli anni ’70. Oggi ne raccogliamo i frutti, materializzatisi soprattutto nella forma di drammatiche – e costose – figuracce a livello diplomatico. Non ci si può far niente.

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