Diritto e Giurisprudenza

Articolo222Ultimamente stiamo rileggendo la nostra Costituzione grazie agli interessanti spunti offerti da Orizzonte48 che, da giurista, è in grado di offrirci una lettura più tecnica e maggiormente circostanziata per quanto riguarda gli aspetti giuridico-istituzionali (invitiamo sempre a visitare il suo blog o leggere il suo libro)

Spesso ci si dimentica che la nostra Costituzione è figlia di un dibattito maturato nel corso della prima metà del ‘900, ossia traeva la propria esperienza dal contesto sfociato nella crisi del 1929 e poi nella seconda guerra mondiale.

Sulla scorta di tali idee, il motore del progresso civile e materiale è stato scritto nel testo fondamentale della nostra Repubblica e basterebbe attenersi a quei principi per uscire dalla crisi “economica” attuale (indirizzi puntualmente aggirati dai regolamenti europei). Infatti, i padri fondatori avevano già visto quali fossero gli esiti di un mondo lasciato a se stesso, e avevano già codificato i rimedi da adottare per evitare di rivivere gli stessi scenari o le tragedie sperimentate sulla loro pelle (che non erano solo quelli della guerra, ma anche lo sfruttamento, le disuguaglianze, le ingiustizie, ecc.)

Nel tempo, ci siamo dimenticati di quel dibattito. Non lo abbiamo approfondito e, anzi, abbiamo dato in deroga la nostra Sovranità contraddicendo quei principi fondamentali.

Così facendo stiamo tornando a quel mondo che aveva condotto al 1929 e al conflitto armato.

Keynes, che era un liberale, si esprimeva in questi termini: “Quando l’accumulazione di capitale di un paese diventa il sottoprodotto delle attività di un Casinò, è probabile che le cose vadano male” (1936)

Sempre a proposito di risparmio, tanto per fare un esempio e mostrare quanto la Costituzione si ispirasse a quel tipo di dibattito, si può vedere come l’articolo 47 (“La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito“), costituisca un chiaro mandato di politica economica, oggi palesemente disatteso. Non è nemmeno un caso il fatto che fossimo uno dei Paesi con il più elevato livello di risparmio.

Si potrebbe poi far notare come altri articoli imprimano obiettivi economici finalizzati al pieno impiego (e non alla stabilità dei prezzi, come indicano i trattati europei!), alla promozione e allo sviluppo civile e materiale per i propri cittadini (istruzione, sanità, crescita individuale, tanto per dire).

Ebbene, oggi tutto questo è a rischio. Vi diranno che adesso il mondo è cambiato e che “non possiamo più permetterci certe scelte” oppure che c’è la “globalizzazione”. Non fatevi ingannare: ce lo potevamo permettere nel 1945 con livelli di produttività enormemente inferiori, e ce lo possiamo (e dobbiamo!) permettere anche oggi.

E’ una crisi che parte da lontano, proprio da quando (anni 80 del 1900) abbiamo iniziato a de-regolamentare e ignorare i moniti dei nostri vecchi. Come ovvia conseguenza, gli spettri del loro mondo stanno tornando.

L’Economia è sempre a valle del Diritto e della Politica: vi invitiamo pertanto a rileggere la Costituzione e dare un’occhiata al materiale offerto da Orizzonte48, che ogni giorno approfondisce questi aspetti.

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