Obsolescenza programmata

quanto altro si può aggiungere? ognuno pensi ai suoi oggetti , la data di acquisto, la data di rottura e la data di ritiro ( non si offendano gli umanoidi di blade runner)

certo l’accelerazione nel cambio degli oggetti ci ha permesso di evolvere e migliorare la produzione. ma quando questo significa forzare la mano per far cambiare la macchina ogni tre anni ( o qualunque altro oggetto) significa solo assecondare la logica non del progresso, ma del consumismo fine a sè stesso o, nella peggiore ipotesi, servo solo del profitto aziendale desiderato da chi fa speculazione finanziaria e non giusta, equa e moderata rendita del capitale.

questo il giochino della fine estate che lascio volentieri ad ognuno. una lista infinita, probabilmente di qualunque oggetto che ci circonda. l’obsolescenza programmata vede comunque la sua estasi nella diabolica e multiforme dicitura “made in china”, vera  pietra tombale del concetto.

viaObsolescenza programmata.

intanto pensate alla “buffa” conseguenza del consumismo: smaltire i prodotti costa.

non possiamo uscirne.vivi.

ricevo e volentieri pubblico, visto che la traccia della notizia non l’ho scoperta da solo, un interessante articolino a proposito di energie rinnovabili. sembra esserci qualche imprecisione qualche svarione, ma a me serve per riflettere.

bisogna precisare che anche i signori delle energie rinnovabili hanno bisogno delle sovvenzioni pubbliche, cosa che sembra essere l’unico modo per fare del business alla faccia della competizione e del mercato. insomma quando bisogna prendere i soldi e stabilire le tariffe si invoca i libero mercato. dove il privato è meglio, dove è sana competizione e stupidaggini simili.

quando bisogna tirare fuori i soldi e fare gli investimenti o incentivare le vendite, si chiede la defiscalizzazione, la rottamazione o altro.  ( vedi la schifosa favola della rottamazione delle auto di casa fiat e prima ancora peugeot). q questo vale per tutti i paese d’europa, e vorrei dire mondo. la tanto citata germania ha sovvenzionato in modo massiccio l’indirizzo delle rinnovabili.

questi due articolini sono scritti a favore delle energie rinnovalbili e ribadiscono quello che si conosce: la lobby del termoelettrico è forte e fa il suo gioco. il problema che come al solito lo fa  sulle nostre spalle e con i nostri soldi, sempre favorita e ossequiata dal politico di turno ( nel caso viene citato un PD , ma fa lo stesso)

la cosa fantastica è che se anche tutti noi ci installassimo , a nostre spese e senza aiuti statali , un impianto per evitare le energie “tradizionali”per convinzione o per convenienza, sono sicuro che vi sarebbe subito un imposizione di tassa sulla proprietà dell’impianto, se non addirittura una tassazione sull’energia prodotta. quando qualcun altro i soldi se li fa dare per il semplice motivo di esistere.

non ne usciremo mai. non saremo mai liberi, fintanto che non ci libereremo da questi parassiti planetari. e  a noi tocca Monti e Passera.

questo l’ante del 6 maggio  e questo il seguito del 27 luglio. tratti da un blog sempre abbastanta interessante

così tanto per fare dell’ecologia. >>della diluizione,cap.1par.1…..

trovo condensato in modo grafico molta teoria del buon senso e del sano ecologismo. aggiungo che molti di noi, provate per credere con un sondaggio a livello familiare o del primo giro di amici, non hanno minimamente idea di quanto vada diluito il detersivo per i piatti per un uso corretto.

le stesse aziende, costrette per legge, rèlegano ad un microcarattere sulla confezione le indicazioni della diluizione del prodotto.  diversamente ad ogni evoluzione marketing ci raccontano che è uscito un nuovo prodotto più concentrato e che siamo dei furbi se compriamo quello, meno spazio, meno sforzo per portarlo a casa , uguale quantità di stoviglie lavate….

avete mai visto qualcuno capace di calibrare la giusta dose sulla spugna mentre lava le stoviglie???

risultato eccellente per l’industri che vende un terzo del prodotto alla stessa cifra precedente, fottendosene allegramente se ci vorrà una quantità paurosamente maggiore per risciacquare le stoviglie e finiranno in mare le relative sostanze moltiplicate per quantità.

purtroppo ho perso il link in cui ho trovato questo jpg e mi scuso in anticipo, appena lo trovo lo reinserisco.

come promesso: http://noielapermacultura.wordpress.com/2012/06/14/la-societa-delle-barzellette/

 

integrali di nome ma non di fatto. G.Luca Mazzella

desidero ringraziare l’auto e ripubblicarlo. parte degli argomenti mi erano noti, ma l’articolo permette certo chiarezza e fornisce un ottimo “principio guida” per gli acquisti.

vorrei solo aggiungere la riflessione sullo stile di vita: produciamo più farina per produrre e vendere più pane. ne segue che spendiamo anche molt a più energia-base per tutto il ciclo.

adesso avete in mente le notizie di quanto pane tutti i giorni viene buttato o quante volte ne compriamo più del necessario e che fine fa questo prodotto?

forse cambieremo stile di vita per l’abbattersi su di noi della crisi. meglio sarebbe cambiare per scelta e per rispettare morale ed etica piuttosto che per costrizione contingente.

 

Pane, cracker, pasta: integrali di nome ma non di fatto. “E doppiamente dannosi” | Gian Luca Mazzella | Il Fatto Quotidiano.